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Responsabilità sociale
Considerazione dell'autore
«Quante volte una madre può ripetere le stesse parole di speranza? Quante volte rinascere dalle ceneri della disillusione come l'araba fenice? Quante volte credere possibile il miracolo? Solo una madre può rispondere.»
Inserita il 02/09/2012
La favola dell'asino e le spugne
Famiglia
Ora soltanto accetto quel dolore
ridotto a ricordo lontano
e me lo carico addosso e lo sopporto
con animo sereno
come l'asino della favola le spugne
ancora asciutte.
Ora che sei rinato
quel male spoglio di vergogna
può nobilitarsi
nella tua vita limpida e nella mia
che per due volte ho saputo partorirti
e la seconda più sano e più bello.
Vittoria degna di un dio
sul buio tunnel della morte.
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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«La metabolizzazione di un dolore, che ridona quella luce necessaria al percorso sereno della vita, tratteggiata con versi intensi e molto, molto belli.»
«Questa poesia è così bella da mettere i brividi addosso. L'elaborazione di un grande dolore è faticoso, richiede energia, speranza e forse fede. Ora, che il tempo ha dato forza, quel dolore non è scomparso, lo si porta sempre in spalla, ma con serenità, ora si è trasformato. Anche il male si nobilita e diventa limpido. Stupendo il verso: " che per due volte ho saputo partorirti", rende proprio l'idea del prima e del dopo, quel dopo in cui si acquisisce una serenità e accettazione. E' una delle più belle poesie poesie che ho letto. La porterò nel mio cuore.»