Gracidavano rane
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E' in questo gracidare rane che l'autore metaforicamente fissa la sua nascita, attribuisce al mormorio dell'andare umano, quella monotonia che sfiora quel fastidioso indeterminato fare, nello stesso modo visse al culmine dei giorni, sempre immerso nella vita, splendido fiore, ancora oggi passati gli anni pensa al suo passato, ancora oggi in questo gracidare, nell'attesa di questo lungo autunno che vive ai pressi dell'arrivo del freddo inverno. Personale lettura la mia frutto dell'esposizione e della forma espressiva dell'opera che incita ad approfondire, letta ed apprezzata piacevolmente.
Un percorso attraverso i tre stadi fondamentali della vita, che solo apparentemnte ha un andamento discendente. Spesso è proprio l'autunno lo stato esistenziale più intenso e fruttuoso, come questa lirica dimostra, senza bisogno di ulteriori spiegazioni.
Quanta poesia vive nell'autore, sempre romanticamente triste, ma quanta bellezza in questi versi che liberano i sogni. L'autunno torna sempre, ma anche la primavera. Bellissima.
i suoni della natura rimangono immutati, sempre uguali metre il tempo scorre e muta l'intorno, così l'ho letta, molto piaciuta...
...e gracida ancora... il proprio vivere... nonostante il vuoto in cui ci siamo immersi... E' un'Autore fantastico.
...tutto è come prima e tutto è diverso... la vita scorre, si va nell'autunno, ma ancora tutto rimane immutabile e nuovo... Bella davvero
scorrono molte cose nella vita, cambiano! ma alcune pur nel passar del tempo, rimangono intatte son forse le frasi dette, mai ascoltate... son le carezze rubate al tempo, mai dimenticate... sono i pensieri schietti che in memoria rimangono intatti... passano nuove stagioni, cambiano i colori del tempo, ma nell'animo s'adagiano umori che niente cambierà, in nessun contesto! Bellissimi versi...
Possibile che anche il gracidare nelle tue mani diventi poesia? ed io penso, penso quando ti leggo... ma con immenso piacere. E' profondamente bella.








