Particola- re

Non scrivo diari, neppure privati. Meno che meno lo sono i miei testi. Qualcosa di me lo troverete, inevitabilmente, ma sono forme del pensiero che provano a sorpassare le mie per andare oltre.
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Stupire mi hai stupito, capire forse ho capito, ma: spiegami, ti prego, perché emivita, mi pare una contraddizione in termini. poi, perché la tua provocazione intriga e, forse, anche chiede: ti senti in un bivio? mi pare che tu la voglia mettere un po' sul brillante con questa tua, ma in realtà qualcosa pesa, qualcosa fa chiedere e soffrire.
Visibilmente sofferta, senza strazi, con composta dignità di buon poeta. Ascolto la preghiera e la rivolgo anch'io al mio lontano dio, il semisconosciuto buon pastore. Il senso del dolore vola alto dentro lo spazio dell'incomprensione, e tu mi trovi lì, poeta di buon segno e di ragione, assorto nel silenzio che dà sbigottimento, ma non un filo, un breve filo di qualche speranza. Per te, col dubbio che si avanza, si illumina la stanza, l'alta navata che respira incenso, e compare una mano a darti la carezza che ti manca, quella carezza avara che ancora vi separa e che vorresti avere più concreta. Tu, indomita e discreta, abbassi in fronte il velo e tendi gli occhi al cielo per dire a chi ti bacia che infranga finalmente la barriera.

