Nel chicco

in quel corrompersi
nell'apparente esuberanza
nel buio di quel chiccho d'uva
è il senso
d'ogni tocco non dato
di tutte quelle labbra
negate alla polpa
lì è l'evidenza
dell'abbandono al nulla
del danno
di una mano che non assapora
lasciando al marcio ed al secco
far carneficina di tanta ricchezza
che l'assenza
trasforma
in inutile abbondanza
e vince così
la morte
su tanta vita
inutilmente offerta
sul palmo
o su un canestro...
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L'autore
Amara
Non scrivo diari, neppure privati. Meno che meno lo sono i miei testi. Qualcosa di me lo troverete, inevitabilmente, ma sono forme del pensiero che provano a sorpassare le mie per andare oltre.
Commenti (4)
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Jeannine Gérard18 luglio 2009
fortissimi questi versi sulla caducita della nostra esistenza, molto sentita, la mano che non assapora, lasciando marcire, e vince la morte, bellissima, se la leggesse Caravaggio, sarebbe onorato di avvalarla al suo quadro, si molto bella
Cuccu Anna Maria18 luglio 2009
Versi molto incisivi che hanno saputo cogliere il disfacimento e la transitorietà della nostra esistenza. Stupenda la chiusa.
Grazia Bianco25 luglio 2009
descrizione forte e decisa di ciò che la vita propone
Gionata Longo25 luglio 2009
Il testo è molto semplice... la semplicità si effonde nel gioco ermetico che la compone.




