Il mulino
Tra anfratti
e pieghe dell'anima
agonizzavi.
Come odalisca coprivi il volto,
lasciando spazio a forme,
dell'appena intravedere.
Di mille veli t'adornavi
e in cerca di rotondità
i mille angoli smussavi.
Come acqua,
prigioniera del mulino,
ti sollevavano,
tuo malgrado, ti risollevavi,
cadevi,
ti costringevano nel ruscello,
ancora una volta,
in un moto perpetuo.
Le tue lacrime
in altre si riconoscevano,
nel dolore si fondevano,
si ingrossavano.
Come un pescatore
scrutavi l'orizzonte
e nella diversa direzione,
la tua stella polare cercavi.
Sul petto
forte premeva
il rosso bussare,
nelle vene fluiva veloce
quel caldo bisogno di carezze.
La tremula mano,
come un cieco,
si allungava ad un'altra,
in quella stretta decisa
che donasse certezze.
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Commenti (1)
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Mirella Crapanzano20 luglio 2009
quello che apprezzo maggiormente di quest'autore è la scrittura piena di garbo e dolcezza, ricca di sensibilità e al contempo profonda, nonostante la semplicità, che riflette bene il suo modo di sentire, di penetrare nelle pieghe più intime dell'animo umano, senza essere mai banale.

