La finestra, il soffio e l'ascesa

Triste,
corda finta del mio destino,
sbattuto dall'ultima molecola cerebrale,
a terra dall'illusione nera.
Sorrido, fintamente,
la personalità,
è un abito cucito sulla pelle.
Piango veramente,
dimentico,
lentamente,
tracce passate,
perennemente presenti al corpo.
E' un inseguirsi senza tregua,
prima o poi l'approdo temporaneo.
Sventro,
il velo oscuro,
entro nel raggio temporale,
solare e lunare,
drogato da nuova soggettività.
Saltello vivamente ora,
torpidamente dopo,
senza che entri
nel giardino della preseistenza,
forse l'ennesimo lampo sbiadito,
l'ancora di una nave
in viaggio dentro
l'unico,
logico senso.
©
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Commenti (1)
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AlexMen19 agosto 2009
Poesia un po' complessa nella dialettica ma con particolari immagini che colpiscono. Interessante!
