Scrivere in rima? Un'opinione dal futuro
Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat
Commenti (4)
...è strambo quest'autore del futuro, mette alla berlina i versi in rima e poi ricade nel linguaggio oscuro ma nel tremila dir sarà obsoleto che scrivere è solo un gran piacere, una carezza al nostro cuore inquieto perciò che siano rime o discorsive in metrica perfetta od arruffata importa solo che sian parole vive e ricolme di senso ed armonia poiché per me è sol questo che conta quando si tenta di scrivere poesia... ...lo so... dev'essere metricamente uno scempio... ma non importa... spero se ne comprenda il senso... un sorriso...
Sono molto sconclusionate queste terzine, che, se esposte nella dovuta maniera, dovrebbero seguire lo stile dantesco (ABA BCB...) E poi, come si fa a scrivere un verso come questo: "Come disse un poeta moderno con giudizio" che è un tridecasillabo in mezzo a tanti endecasillabi!" Te lo correggo con io con l'endecasillabo: "Come disse un moderno con giudizio". Comunque, nel complesso, la poesia è originale e piacevole. Sulla metrica ha voluto farti un rlievo chi chi qui scrive e che di sonetti ed endecasillabi se ne intende (e anche di terzine dantesche) detto con tutta modestia. La falsa umiltà, in questo caso, sarebbe pura ipocrisia.
Curiosa come composizione, sicuramente originale, ma per comporre in rima una poesia non basta far combaciare le desinenze, bisogna preparare la rima. E' come un percorso che deve portare a far combaciare le desinenze, ma la rima deve essere anche musicale. Di gran lunga, comunque, rimanendo in tema rime vi sono alcuni autori dell'800, quasi tutti direi, che fanno un uso spropositato della rima rendendo il tutto altamente cantilenante in un goffo e grottesco 3/4. Si prenda ad esempio Marzo 1821 di Manzoni, dopo averla letta non si può che dire grazie al '900 per aver abbandonato la composizione in rima.
Penso che sia anche un fatto di età: da giovane scrivevo discrete liriche (sette mi furono pubblicate su una rivista diretta da Pietro Cimatti) senza pensare minimamente alla rima; con l'età subentra (credo) una maggiore riflessione, che porta ad impiegare più tempo nel cercare quello che si vuole dire, e conseguentemente all'uso della rima. Vorrei inoltre aggiungere che la nostra intoccabile e sopravvalutata triade ermetica (Quasimodo, Ungaretti e Montale) esercita presso di noi un'influenza eccessiva; frequento anche un sito francese (Poème- France, e posso assicurare che Oltralpe la pubblicazione delle moderne poesie in rima supera come numero quella delle poesie a verso libero.
