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Dialettali 19 settembre 2009 · lettura 1 min · 1199 letture

In morte di GP II

B
Benito Ciarlo 229 poesie pubblicate
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Sapessi, Nina, quann' er Papa è morto Che spina ch'ho sentito drent'ar core! Ce lo sapevo già, me n'ero accorto Ch'avrebbimo provato sto dolore. Poretto er Papa nostro tutto storto, L'urtimi giorni, cor quer suo calore Ch' ardeva ancora! «Nun ce fa 'sto torto!» Chiedevo a Dio, «E lassecce l'amore Di st'Omo che pe' daccelo se strozza!» Invece ha perzo pur quer fil de voce Affanna, trema e -via- nun cià più forza. Fors' è meglio ch'è sceso da la croce. La gente piagne e perde la sua scorza ed io ner petto ho 'n tarlo ch'è feroce.
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L'autore
Benito Ciarlo

Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat

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Commenti (2)

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Kiaraluna19 settembre 2009

Un tarlo che conosco bene, un vuoto che resterà incolmato, una degna immagine terrena di Cristo, che in lui riuscivo a vedere. Profondamente sentita questa tua, che anche nel tuo simpatico dialetto, sa dire un dolore che resta nel tempo. Apprezzatissima.

A
Antonio Terracciano27 ottobre 2009

Apprezzabile sonetto, scritto nello stile del Belli, anche se di contenuto praticamente opposto a quelli veicolati dal grande poeta romanesco sui fatti e misfatti del Papato.