Se ti penso
non è rimasta
che l'ombra tua fanciulla
sul fluire di speme silenzio
divertita da quel nero prepotente
e stridula s'avvicina
al mio essere reso in strame
dissetati ora
che i sorsi miei leoni
si trascinano lenti e malati
e non odono l'importanza del bere
e non odono il sangue tracimare
da i rovi sfrontati dell'indifferenza
visitati dal fuoco tuo anelito
nell'abbietto esilio tuo ospitarmi
riconosco la mia indecenza
riconosco quel mio amore ammaccato
che ti offrivo come sordido respiro
è un amore scordato d'invidiarti
scordato d'apprendere per orgoglio perir
poter baciare ora quell'amore
solo per il senno di un misero ardore
poterlo spiare ora quell'amore
solo a carpirne la sua distanza
io ti detesto mia anima invisibile
freddo intonante l'orrore che sveli
fitta foschia del corpo corrucciato
odio passeggiarti bendato d'ira
e di lei
non mi lasci che il tramonto
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L'autore
Sincity
Commenti (1)
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Giorgia Spurio23 settembre 2009
è come se avessimo una seconda persona dentro di noi... o meglio infinite persone... e quando commettiamo qualcosa, facciamo qualcosa, pensiamo qualcosa, sembra che una di esse si stacchi da noi e prenda il sopravvento... anche in amore i nostri alter ego fanno errori... divorano il nostro "io" e se ne impossessano e spesso ci lasciano solo il tramonto di qualcosa di meraviglioso che è solo stato... ci sono delle belle metafore nella tua poesia soprattutto la penultima strofa quando parli della tua "anima inivisibile" che detesti.

