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Riflessioni 4 ottobre 2009 · lettura 2 min · 2755 letture

Dove si perse la poesia

Turan 989 poesie pubblicate
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Dimmelo perché adesso vuoi farti chiamar poeta volesti scrivere del tuo dolor la pena di quell'amore che sentivi nel tuo cuore volesti rammendar con i tuoi versi le tue angosce cercare tra le righe un po' di luce nell'umiltà di chi ha bisogno di esternare il suo sentire oggi ti vedo da lontano disdegnar chi non l'osanna quel tuo verbo ormai freddo privo di quel sentimento tuo di un tempo oggi sei lassù sul piedistallo sei disponibile a giudicar la vita e chi magari ancor ci prova a cantar con la sua voce il suo dolore e se qualcuno seppur con eleganza ti fa notar che forse tra le tante non era molto bella quella rima allor cominci a scagliar saette dal tuo olimpo radunando tutti i tuoi soldati a corte non lo puoi proprio sopportar di non primeggiar tra tutti quelli che come te si sono ormai convinti che gli spetti di diritto quello scettro che brandiscono ad alta voce con quell'arroganza a qui una volta sapevi dar tenzone forse non lo sai che non sei in guerra e se lo fossi già l'avresti persa l'hai persa quel giorno quando ti ha lasciato quel sentimento buono fatto speranza e di solidarietà nell'uomo quando hai passato la barriera quella che esiste tra l'essere se stessi e voler solo apparire.
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vorrei scrivere tante cose in queste note, ma ometto, spero che sia sufficente ciò che ho esternato in quelle poche righe di cui sopra, e spero anche che nessuno si senta offeso, la mia constatazione, non ha soggetto, e riguarda una mia considerazione, molto personale, magari sbagliata.

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Commenti (6)

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Kiaraluna4 ottobre 2009

Svendere sè stessi per poter apparire, rinnegare ed esaltare solo per risaltare... Un profilo vero e tagliente di buona parte di questa umanità,che brancola nel buio della propria coscienza accecata dalla stella del proprio ego. Versi crudi che accarezzano tuttavia l'anima, una riflessione che non andrebbe ignorata. Condivisa e profondamente apprezzata.

Anna Maria Obadon4 ottobre 2009

La nostra società è prevalentemente basata sull'apparire e su di una certa forma di megalomania che ci fa sentire migliori rispetto alla pletora della gente comune ma dovrebbero essere gli altri ad esprimere giudizi su di noi (positivi e non) e a noi saperli accettare con modestia ben sapendo che a questo mondo tutto è perfettibile. Non dimenticandoci che anche i " grandi" durante la loro esistenza sono stati soggetti a critiche ed insuccessi. Anche quando si scrive si dovrebbe cercare di essere noi stessi senza cercare facili parole ad effetto. Molto facile a dirsi più difficile a mettersi in pratica... ribadisco che una buona critica non può che aiutarci a crescere. Bella poesia.

Triste4 ottobre 2009

Questa è la società dell'apparire... si bada più alla forma che alla sostanza e non si ha tempo ne voglia di soffermarsi per scoprire la vera essenza delle cose, il vero cuore della gente. Viviamo il tempo della superficialità e del qualunquismo dove si sgomita fianco a fianco per emergere e non si riconosce il valore altrui..."forse non lo sai che non sei in guerra e se lo fosti l'avresti già persa" Si...è l'umanità tutta che ha perso la sfida verso la Vera Vita. Apprezzata.

Franciscofp4 ottobre 2009

Versi che condivido, spesso è facile lasciarsi prendere dal proprio ego e soffermarsi più sulle apparenze che sulla sostanza delle cose ma il prenderne coscienza dovrebbe servire a scuoterci.

Gabriella Caruso5 ottobre 2009

Il narcisismo è una brutta bestia. Rende sterili, frivoli, superficiali. Purtroppo c'è chi ha bisogno di conferme, anche se poi i consensi possono essere falsi. L'importante è crederci o fare finta di crederci. L'importante è sentirsi osannati e appoggiati. L'insicurezza gioca brutti scherzi. Il paradosso è che cercando di gratificare il proprio Ego, lo si smarrisce. La poesia comunque esiste, non è perduta. Non si può pretendere che ci siano 30. 000 poeti solo in Italia, ma un centinaio ci saranno. Altri autori non saranno poeti ma scrivono cose che sentono e ci deliziano con i loro versi. Poi ci sono i mentori. Quelli lasciamolo cuocere nel loro brodo.

Rasimaco5 ottobre 2009

e condivido quanto detto da Gabriella... mi ha tolto le parole di bocca. In ogni caso per me hai scritto una grande verità... bella!