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Amore 14 ottobre 2009 · lettura 3 min · 3448 letture

Stella binaria

Pietro Roversi 164 poesie pubblicate
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Un pianetino ametista con pose da artista, si specchiava vanesio e azimutale nel cannocchiale retrovisore orbitale, e notò delle cose luccicanti, invitanti dove la sua galassia curvava verso dei quadranti periferici. Immerso in pensieri sventati, isterici dimenticò la velocità di fuga, commise un errore gravitazionale, scese al di sotto del limite inferiore locale, e fu ripreso da una telecamera stellare all'infrarosso, mentre cadeva nel fosso della sua stella binaria che ormai gli stava addosso. Un pianetino scarlatto passava un periodo distratto: sbagliava traiettoria tutte le volte che intercettava un certo tratto d'orbita galattica. La sua Lagrangiana era piuttosto strana, aleatoria e il suo percorso impossibile da tabulare nelle effemeridi di quel sistema solare. Un dì ad un tratto raddoppiò lo sbando, ruppe ogni regola residua, e finì col collassare sulla sua stella binaria che lo stava sorpassando. Un pianetino vermiglio evaso da un buco nero senza appiglio, saltò a piè pari fuori dalla mappa delle profondità interstellari: distava ormai soltanto qualche miglio dal centro dell'universo, e credeva di averla fatta franca. Ma come si volse, si accorse che non aveva tenuto conto della parallasse: e che pedinato dalle due comari della sua stella binaria bianca, ce le aveva alle spalle, era impossibile che scappasse. Un pianetino rubino dall'equatore arlecchino, aveva un satellite per orecchino e delle comete per gemelli da polso. Era un pianetino sciocchino. Aveva brame velleitarie. Si unì un giorno ad uno sciame di meteore sopra il tetto, ma ben presto scoprì che si annoiava. Finì per impegnare i suoi tesori in cambio di un biglietto di ritorno senza andata per la stessa stella binaria che aveva lasciata. Un pianetino carminio, di un remoto dominio di universo, si era perso. Il malcapitato fu poi catturato temporaneamente da un accalappiaastri iperefficiente e circolò per secoli in una gabbia di linee elettriche dagli spettri stabili, desueti. Debilitato da quel destino avverso, meditava mestamente sulle sue sfortune e i suoi disastri, fino al giorno che fu finalmente liberato e annientato al tempo stesso dalla sua stella binaria che gli passò attraverso. E qui potrei continuare con una tiritera intera di pianetini di vari toni di rosso, dai fati inusitati e dalle sorti più rare: Bordeaux, Granata, Geranio, Terracotta, Lacca, Cadmio; Ciliegia, Corallo, Castagno, Tiziano, Alizarina, Amaranto, Cremisi, Melograno; Borgogna, Sangria, Ruggine, Mattone, Cardinale, Pompeiano, Veneziano, Amarone; Porpora, Prugna, Magenta, Fucsia, Malva ... Però se si insiste con le liste non ci si salva. Allora veniamo alla conclusione: il problema del colore rosso è quello dello schema di classificazione della passione, in tutte le sue forme; il problema dei tre corpi per quanto uno si sforza, non lo può calcolare, a meno di approssimare. Per forza. Entrambi possono prendersi ad emblema di una difficoltà enorme, estrema. Ma. Il rosso: un colore comunque da considerare. La gravità: una forza da sfatare.
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[25082009]

L'autore
Pietro Roversi

Sono un anarchico tradizionalista, un rivoluzionario conservatore e un iconoclasta benigno. Nella vita faccio il biologo strutturale, in Inghilterra. Ho scritto più di 500 poesie in 25 anni. A Settembre 2018 è uscito il mio ultimo libro: "Tirare l’acqua" (Gattomerlino Edizioni, Roma, 2018). Nell’autunno 2017 sono usc

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Commenti (1)

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Amara14 ottobre 2009

...trovo molto bella... efficace... sorridente la metafora racchiusa in questo testo... la passione... in qualche modo... sempre al centro dell'universo... il rosso... il suo emblema... un tema che sento molto... ed una scrittura personale... scorrevole... originale... che davvero apprezzo...