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Morte 27 ottobre 2009 · lettura 2 min · 1153 letture

Cipresso

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Ugo Mastrogiovanni 186 poesie pubblicate
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Ora ch'è il giorno trasformato in notte gentilizio che sia: tempio o sacello, di vanità fuggevole riposo ogni bronzo o altro monumento paziente accetti e custodisci. Elevato custode pensieroso, la tua chioma eretta benedice a mezzo di pace e di silenzio l'implacabile scorrere del tempo. Pietoso raccomandi al vento l'anime nostre, fasce di dolore, che di presso della tua radice, luogo natale, valvola di vita, tornammo pieni di speranza anzitempo a percorrere fiorita la strada certa e sconfinata. Forte cipresso, verde d'illusione, intesa eterna tra la terra e il cielo, partecipe di lacrime e distacco, sposa le tue fronde ombrose all'immenso stordir del firmamento. Spicca il volo altissimo infinito, prepara il posto oltre quel chiarore. Quantunque indissolubile legame quest'aspetto fiorito sia col mondo, e questa cura d'arbusti e di viali sembri annullar ogni dolore più si accende di luce quella fame e più si sente il peso del profondo che di strali soffocò il saluto dell'ultimo drammatico minuto. Spicca deciso il volo verso l'alto disegnaci la via per l'uscita, e aiutaci a fare questo salto così che ogni macchia sia svanita.
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Commenti (1)

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Pietro Roversi27 ottobre 2009

Carducci nel secolo XXI? meglio, meglio. Non sempre la modernita' deve apparire tale. C'e' un coraggio nel classico. C'e' una saggezza nella vecchiaia al di la' del luogo comune. E poi probabilmente è stata li' tutta la vita, non è che uno si scopra saggio o poeta da vecchio.