Cipresso
Ora ch'è il giorno trasformato in notte
gentilizio che sia: tempio o sacello,
di vanità fuggevole riposo
ogni bronzo o altro monumento
paziente accetti e custodisci.
Elevato custode pensieroso,
la tua chioma eretta benedice
a mezzo di pace e di silenzio
l'implacabile scorrere del tempo.
Pietoso raccomandi al vento
l'anime nostre, fasce di dolore,
che di presso della tua radice,
luogo natale, valvola di vita,
tornammo pieni di speranza
anzitempo a percorrere fiorita
la strada certa e sconfinata.
Forte cipresso, verde d'illusione,
intesa eterna tra la terra e il cielo,
partecipe di lacrime e distacco,
sposa le tue fronde ombrose
all'immenso stordir del firmamento.
Spicca il volo altissimo infinito,
prepara il posto oltre quel chiarore.
Quantunque indissolubile legame
quest'aspetto fiorito sia col mondo,
e questa cura d'arbusti e di viali
sembri annullar ogni dolore
più si accende di luce quella fame
e più si sente il peso del profondo
che di strali soffocò il saluto
dell'ultimo drammatico minuto.
Spicca deciso il volo verso l'alto
disegnaci la via per l'uscita,
e aiutaci a fare questo salto
così che ogni macchia sia svanita.
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Commenti (1)
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Pietro Roversi27 ottobre 2009
Carducci nel secolo XXI? meglio, meglio. Non sempre la modernita' deve apparire tale. C'e' un coraggio nel classico. C'e' una saggezza nella vecchiaia al di la' del luogo comune. E poi probabilmente è stata li' tutta la vita, non è che uno si scopra saggio o poeta da vecchio.
