Mimì
mimì
ordita trama in cavigliera d'affanno
così epico il noumeno senso suo carnale
che lei indossa come frusta veste d'impaccio
perché esoso avverte il peso della perfezione
chi ti ha ucciso la notte dell'astro riposo?
chi ti ha ucciso il riso or mutria d'ossidata cenere?
se per angoli di plaga caustrali potessi andare
rovisterei su silenzi laminati e anatomie di fiumi
sull'infanzia dei nemici non ancor conosciuti
sulle brezze dei gitani nel loro vagare
nella morte che assedia le fortezze dell'esistere
e so che ti troverei
in queste tue alcove sberleffi per voci cavilli
quasi rumori battuti sull'incudine di mute piaghe
pare balaustra scricchiolante
calce che digrigna dalle pareti
questo singhiozzo mietitore
di pensieri e alvei pianti
sul viso che risacca incontrano
pare vendemmia di fatica in settembre
questo tuo cuore or mosto di sangue
quale mitologia remota ti assale?
quale suolo andaluso ti ha perduto?
che più non riesci a tornare
con le labbra stellate a un passo da me
io ti cammino vicino
e tu col mantello nostalgico a coprirti
da me brace d'un fuoco spento
su orizzonti di albe senza midollo
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Sincity
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