L'ebbro

Si proferisce che d'alcool già abuso,
dì su dì io consumato dal suo stato illuso,
repentino il vizio sfigura l'esser umano,
il giorno dopo ciò ch'è virtuoso, insano.
La maldicenza picchia sul portone chiuso,
di dentro un saggio pone occhio all'uso,
deve far del vino un ebbro a dì, man mano,
la diceria annega nel suo bicchiere invano.
La sapienza è anche occhio del più saggio,
ma dice di marcir solo al buio senz'un raggio,
la sua cantina e le sue grandi botti addice,
sono le cose ch'ha più fresche forti e vice.
Benché si celi in fiasco qualche miraggio,
forza d'animo, svanisce, non è tale paesaggio
che voglio dipinger su di me, come carnefice,
coniglio, ma voglio sempre sol esser animo felice.
Talora il saggio affoga in calice le delusioni,
giammai credo furbo com'è che non ragioni.
Ma io non sono un saggio e manco azzardo,
bramo dalle mie viti sol incanto sul tuo stendardo.
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