Domani chissà
Michele Tropiano
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Amo il sapore del silenzio velato da
cento canzoni in un carosello dorato
di spiriti lontani da ogni castigo
inflitto a me stesso da una vita in salita
come il cammino dell'ultimo uomo
sopravvissuto rimasto a guardare il mondo che
crolla impetuoso su se stesso girando attorno
al sole cocente di un'estate bollente che
annebbia i pensieri in conflitto (osserva
un pallone da calcio che rotola sull'erba
e un pianeta malato che rotola nel vuoto).
Amo il sapore delle stelle lontane
sfiorate col pensiero solerte di un lieve
sospiro che cade nello spazio infinito per
trovarsi in compagnia di miliardi di stelle
sperdute né loro respiri ineffabili come
versi smarriti in un mare di solido niente.
Odio guardare intorno le case bianche
rosse gialle e marroni con i loro balconi
sporgenti e i panni stesi a versare sangue
insieme ad acqua e sapone: odio pensare
ad una vita rinchiusa in quattro mura tristi
di un appartamentino quadrato all'ultimo
piano da dove guardo dall'alto la gente che
silenziosa nel proprio ritardo angoscioso
s'appressa veloce alla loro corsa abituale.
Vorrei volare lontano da tutto e da tutti
perdendo il mio tempo sospeso nel tempo,
perdendo il colore la forma e il sapore di
un mondo che non m'appartiene (o
forse di farne parte non mi è stato concesso)
come un dio solitario che mira dall'alto
la sua creazione maldestra e dice fra sé
oggi ho sbagliato domani chissà.
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Michele Tropiano
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