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Riflessioni 14 novembre 2009 · lettura 2 min · 6750 letture

Alcatraz

Rosy Marchettini 709 poesie pubblicate
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Due metri per un metro e mezzo una branda, un lavandino, il pisciatoio nessuna finestra per vedere il cielo porta elettrica comandata dall'esterno chiude la cella, quella cella in cui si desidera solo morire Hai ucciso e lì devi vivere confinato su quella magica isola, un giorno territorio indiano Ogni mattina devi ricordare a voce alta le ferree leggi dopo, puoi chiedere a Dio il perdono Inviolabili leggi o rinchiuso al buio, al freddo per giorni, per mesi C'è chi strappa un bottone della divisa data dal governo in dotazione per una vita Quel bottone per non impazzire lanciato in aria, poi, carponi lo cerchi fino a trovarlo e di nuovo vola il bottone per ricadere sul gelido pavimento, e di nuovo carponi lo cerchi per giorni, per mesi Hai ucciso, lì devi marcire condannato all'ergastolo sulla bellissima rocca chiuso tra le sbarre dell'isola di Alcatraz Non c'è via di fuga anche se con un cucchiaio cerchi di scavare un tunnel fuori, le sentinelle ti uccideranno Sul volto un sorriso, ora, sei libero di volare lontano ALCATRAZ
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Ho visitato la bellissima isola di Alcatraz e la famosissima prigione. Ho provato a chiudermi dentro una cella di isolamento, penso che se mia figlia non mi avesse aperto la porta in tre secondi sarei impazzita. Nel silenzio più totale e, per come io cerco di vivere ogni situazione, potrei dire di aver \"udito\" i lamenti di coloro che vi sono stati ospitati... La storia del bottone è vera, raccontata da un ex detenuto, così è riuscito a non impazzire

L'autore
Rosy Marchettini

Buongiorno a tutti! sono nata a Roma 68 anni fa, mi sono sposata a 20 anni ma sono divorziata Ho due femmine di 47 e 46 anni ed un maschio di 41 mi ha regalato due nipotini ed in arrivò il terzo mentre la seconda figlia mi ha regalato Matilde una bimba che oggi ha 14 anni Per motivi di lavoro ho vissuto in Africa (

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Commenti (20)

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Danielinagranata14 novembre 2009

Non avresti potuto descriverla meglio... sempre la solita maestria accompagnata dalla sempre sensibilità e nobiltà d'animo

Antonio Biancolillo14 novembre 2009

Stupenda descrizione per un quadrato di sofferenza... Come sempre riesci a cogliere aspetti che passano inosservati ad altri... Il tuo viaggio continua nei versi e ci rendipartecipi del tuo osservare... Molto bella.

Paolo Ursaia14 novembre 2009

Quando espiare non è pagare e riabilitarsi, ma pagare ad oltranza, e soffrire per il soffrire... grande efficacia, linarità...piaciuta

Rossella Gallucci14 novembre 2009

Ho letto con attenzione più volte i tuoi versi molto molto toccanti... Hai la grande capacità di immergerti completamente nelle cose, la tua sensibilità fuori dal comune esce prepotentemente da questi versi... Davvero colpita

J
JuRock14 novembre 2009

Parole forti, taglienti, che ben descrivono l'angoscia e l'alienazione di una cella. Poesia molto toccante, grande spunto di riflessione su un tema così complesso. per non essere caduta nella banalità Molto piaciuta

Carlo Sorgia14 novembre 2009

E' certo terribile vivere con l'angoscia di non ''uscire più'' per espiare le proprie colpe ma almeno questa si chiama certezza della pena fino in fondo. Cruda e tragica questa tua ma certamente molto attuale.

G
Gianni Marras14 novembre 2009

Composizione terribilmente cruda, terribilmente claustrofobica, terribilmente bella. Da brivido.

Salvatore Ferranti14 novembre 2009

Una poesia molto dura, sulla vita in carcere, nell'attesa di un'esecuzione. l'america, che si dice paese democratico per eccellenza, non dovrebbe ammettere la pena di morte. ma tant'è... poesia molto apprezzata.

Rita Minniti14 novembre 2009

Una composizione davvero encomiabile, durissima ma strutturalmente di indubbia bravura, dove l'autrice, riesce a mettere a nudo le sue riflessioni sulla terribile condizione di un ergastolano!

Angela Rainieri14 novembre 2009

Versi molto toccanti e incisivi nella loro cruda e reale descrizione di Alcatraz. Ammirevole la sensibilità della nostra poetessa che con la maestria di sempre riesce a mettere in luce le sofferenze e l'angoscia dei più deboli e degli emarginati. Una poesia di rilievo per la sua profonda umanità. Sublime, conservo.

Lina Sirianni14 novembre 2009

Provare ad immergersi nelle sensazioni e nel vissuto di prigionieri... Una poesia toccante e vissuta con partecipazione mentre la leggevo ... Bella e apprezzata

L
Loreta Salvatore15 novembre 2009

Traspare una crudezza nei versi, un realismo ispirato dal tema trattato: la cella, la branda, una prigione asfissiante che condanna alla morte senza via di scampo. La libertà è annullata in ogni aspetto così come la dignità dell'uomo. Una logica della crudeltà che non concede nessuna forma di pietà. Versi di profonda umanità e sentita riflessione sul valore della vita.

Carlo Fracassi15 novembre 2009

Credo che molto meglio dell'uomo del bottone abbia fatto Robert Stroud, pluriomicida condannato a morte la cui pena fu trasformata in ergastolo. Iniziò col salvare un uccellino che si era afferrato alla grata della cella, divenne un grande ornitologo riconosciuto ed affermato scrivendo diversi libri in tema. La nostra Rosy è quasi impazzita in pochi secondi, l'uomo d'alcatraz si è redento, dando significato alla propria vita scellerata.

Fabrizio Diotallevi15 novembre 2009

Conosco la storia di Stroud, ho vosto il film tante volte, film stupendo, io però farei una distinzione tra i poveri cristi messo dentro perché non hanno santi in paradiso, ed invece chi ha commesso crimini orrendi, è ovvio che la poesia parla e affronta la teribile sensazione dell'esssere umano chiuso in quella cella, si respira il senso di soffocamento, il freddo delle pareti, della pietra, poesia come dice Rita encomiabile, come spesso ti capita, dar voce a chi spesso si dimentica, poesia che dimostra anvcora ua volta una grande attenzione per personaggi temi e situazioni abbandonate, comunquè per sentirsi ad alcatraz, non è necessario varcare quel portone, spesso siamo noi a finire in cella senza che ce ne accorgiamo... bellissima!

Nadia Mazzocco15 novembre 2009

Coda dire che non sia giá stato scritto su Alcatraz... una poesia... forse nessuno ci aveva ancora pensato, tu ne hai fatto una poesia vera, e l'hai descritta in modo cosí toccante da brividi, cara Rosy. La conservo accuratamente tra le piú belle.

Azar Rudif15 novembre 2009

Versi eccellenti ed immediati, ma se la pena fosse giusta?

Rasimaco15 novembre 2009

sono dello stesso parere di Fabrizio anche se non è per me piacevole ammetterlo... ma quando si parla di dignità di un assassino o di un pluriomicida mi sorge spontanea una domanda: ma dov'era tutta la sua dignità mentre sgozzava come un agnello un suo simile trattandolo da animale e ledendo tutta la sua dignità di essere umano? la poesia è bellissima, ma la mia domanda non trova risposta...

Simone Bello16 novembre 2009

Il poeta è colui che ha la dote di infondere violentemente in te i sentimenti e le sensazioni riportate nella sua opera. Bè il senso di angoscia, di alienazione, di crudeltà, ma anche la sensibilità della grande artista, si infiltra nei miei pensieri con una violenza distruttiva. Piaciuta infinitamente.

Jeannine Gérard16 novembre 2009

quello che hai descrito è realtà, ma non mi fa pena quest'uomo che per far passare il tempo, prende il suo bottone e lo getta in aria, poteva trovare meglio occupazione, e del suo pentimento che dire, nulla cancella quello che scelleratamente ha fatto, meno male che esistono i penitenziari, se non ci faremo giustizia da soli, la poesia è molto bella, ma non condivido che si pianga un assassino...

Carla M Casula18 novembre 2009

Una descrizione meticolosa, reale, cruda ed incisiva come uno scalpello che fende l'anima sin nel profondo. Versi che smuovono le coscienze e inducono a serie riflessioni. Di gran pregio!