Sul faro
In questo semplice rubarti una smorfia, il volto si dà tregua
quasi àncora
non ormeggiasse l'uomo ch'è venuto a dirti andiamo!
Si direbbe di queste onde un caldo abbraccio
di sottane in punto alle ginocchia
come gli avambracci della luna sulle tibie della sera
oppure passi accorti oltre la soglia
del molo acquartierati nei frangenti del mattino spoglio.
Amarti era amarti ancora
benché nel disdegno del rancore il tuo nome
rappresentasse una seduta
uno sbarco un luogo
puoi dire un richiamo teso ai glutei per quella forza asciutta
delle aderenze.
Amarti ancora, lo so, era amarti prima
ma non ebbi fondo
per attese congrue ai tuoi voli.
Però poi ad un gabbiano in cova:
guarda, un gesto di vento coglie il mare alla fonda
c'è la risacca persa ai bordi
ancora.
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Commenti (1)
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Pietro Roversi10 dicembre 2009
La casa dei doganieri del ventunesimo secolo. Il verso lungo ha ritmo, il verso breve lo continua lo spezza lo spiazza. Una voce autentica.
