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Comicita' 7 dicembre 2009 · lettura 2 min · 4258 letture

Un bullo di periferia (come eravamo)

Carlo Fracassi 469 poesie pubblicate
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Lo chiamavan Sceriffo, ma ci sembrava uno sgraffigno stanco, perché lui era un duro, più duro di un banco! Avrebbe voluto essere ricco come quei nababbi del bar di città, ma ci volevano delle referenze... "Sei stato in galera? Neppure una sera. Hai almeno rubato? Si, ma sol abigeato quand'ero in campagna, poi anche nella borsetta di mamma, e poi ancora in un capanno al mare ma m'hanno riempito di botte che ancor ho tutte l'ossa rotte..." Fu subito assunto ed il primo incarico che gli venne affibbiato fu quello di giunger sul portone del commissario che della droga faceva uso abitudinario. Partì immantinente ma fortunatamente fu fermato il tapino, ch'era certamente fuori di senno e pure un poco cretino. Gli affidammo una missione meno rischiosa per divertire, del bar, il pubblico a iosa che, nel vederlo così concitato, a crepapelle rideva leccando un gelato. Ma fu colto in flagrante dagli amici burloni, mentre tentava lo spaccio fra oscuri portoni. Era di coca che si trattava e in gergo "pasticceria" la si chiamava: bicarbonato mescolato a vaniglia; un accidenti quasi lo piglia, nel vedersi scippato da una banda rivale, noi ridevamo più che a carnevale. Lo processammo decidendo la sorte e lo condannammo alla pena di morte. Sotto un vespasiano fu posto l'infame, mentre il boia dall'alto con corda vetusta gli serrava la gola, ma dalle sue labbra nessuna parola. Era un duro che sveniva sovente ma a denunciare i mandanti non ci pensò manco per niente. Così fu graziato fra gli sghignazzi di tante sbarbine che lo chiamavano Sceriffo Janco, perché lui era un duro, più duro di un banco!
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Questa è la storia di una burla perpetrata ai danni di un bulletto di periferia a fine anni '50. Noi eravamo una banda (si fa per dire) di teenagers di città, quando arrivò, al nostro mitico Bar Diana, lo Sceriffo che ci prese per nababbi. Gli raccontammo che per mantenere quel tenore di vita spacciavamo droga, in gergo: "pasticceria". La polizia fu allertata dal quel trambusto ed agenti in borghese fecero indagini al bar, finite poi "a tarallucci e vino" grazie all'intervento di un habitué (vitellone quarantenne, figlio d'un arcinoto onorevole) che nella vicenda impersonò il giudice.

L'autore
Carlo Fracassi

Sono orso e socievole, allegro ed ombroso, romantico e cinico. Nella vita non si ama una volta sola ed ho una speciale vocazione per l’amore platonico. Cerco ancora la donna del sogno ma l’aspetto senza uscire di casa. Inizialmente, scrivevo solo per amore, oggi lo faccio per ammazzare il tempo, sperando di prendere

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Commenti (10)

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Salvatore Ferranti7 dicembre 2009

Le tue non sono solo poesie, sono anche straordinarie storie di vita. Vita vera, non immaginata. E questo rende i versi più preziosi.

Angela Rainieri7 dicembre 2009

Una simpaticissima storia di vita, sapientemente scritta, scorrevole e gradevole. Piaciutissima, conservo.

Antonella Bonaffini7 dicembre 2009

a me non piace tantissimo parlare ma moltissimo ascoltare... quello che tu attraverso le poesie ci doni è sempre qualcosa che cattura. Molto carina...

Berta Biagini8 dicembre 2009

La vita è sempre pronta a regalarci qualcosa ed è bello poter condividere con altri che apprezzano il nostro operato. Letta con vero gusto.

Rita Minniti8 dicembre 2009

Una composizione che si fa leggere e rileggere con immenso piacere e simpatia. Ogni verso ci regala una ventata di sorriso e allegria... Grande poesia!

Danielinagranata8 dicembre 2009

Bella originale poesia con rime accattivanti che tengono il lettore con il fiato sospeso fino alla fine piaciuta e apprezzata

Saverio Chiti8 dicembre 2009

bisognerebbe farla leggere nelle scuole... dove anche oggi c'è chi si crede un duro! ...forse visto la sorte di Janco, smetteranno di credersi ...più duro d'un banco! molto, molto piaciuta, istruttiva direi...

Nadia Mazzocco8 dicembre 2009

Piaciuta tanto! Originalissima e bella questa poesia, finemente strutturata affascina chi legge.

Anna Maria Scamarda8 dicembre 2009

La morale di fondo che contengono i versi, denota anche la maturità raggiunta dall'autore, nella capacità valutativa di valori. Che quì, attraverso le rimembranze di antichi episodi, a cui il poeta, ebbe modo di assistere, ne sa trasmettere anche il lato comico e ironico, in una divertente sceneggiatura di personaggi e immagini.

L
Loreta Salvatore8 dicembre 2009

Storia divertente ed originale che ammalia il lettore in una sorta di suspense e Spannung che si risolve in un allegro escamotage, inaspettatamente. Molto apprezzata e travolgente.