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Riflessioni 10 dicembre 2009 · lettura 1 min · 1391 letture

Un passero al solstizio di dicembre

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Ferdinando Giordano 120 poesie pubblicate
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Penserei bene di marzo, oggi, perché non ne ricordo quasi quel quasi quasi inverno accompagnarmi ai fossi in cui poi la fretta delle rinascenze al primo sole falso diede febbre agli albicocchi e li gelò. Avremmo detto poi che cadde un raggio non che fu mandato come le fortune improvvise che si voltano a sventure di quel perciò non fiorirono le neonate gemme. Così distanti sono gli allora bianchi teneri che questi legni astuti in ogni tronco appaiono vene al cielo: eppure nudi sono di se stessi! Qui, gli stessi dove s'aspettano la tinta della neve in posa lenta stridulo - quando s'annida - questo stesso canto che non scioglie.
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Commenti (1)

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Marina Como11 dicembre 2009

Anche i passeri sono sgomenti dai cambiamenti climatici! Una poesia dove la tecnica del richiamo delle ripetizioni la fa da maestra. Induce a riflettere, rileggere e rileggere ancora con le nuove chiavi offerte alla lettura. E l'inceppo dei versi che costringe il lettore a fermarsi, a staccarsi da una scena per trovarsi in un'altra! Straordinaria composizione prediligo il richiamo degli "stessi", dove gli alberi "nudi" di loro stessi non cantano più, come il passero "stridulo" che non inneggia ad un amore fuori delle stagioni.