Il pianto di Roma

Mai più percorsi le sorgenti dell'Aniene
né gli acquitrini che ne facean corona
Mai più sondai con gli occhi spalancati
l'Idra che sorse dalle falde buie.
Pria che le madri mondassero la trina
cenere d'erba al sole disseccata
niente pasceva sui vegliardi colli
nessuno eresse gli ari primordiali
Se dal giulivo orto del Baccante
Venere fece del di lui banchetto
vessillo e drago da portare in grembo
fulcro d'amante della speme altrui
Giammai si fece oltre le colline
dramma d'avorio dalla pelle bruna
orda di schiavi reclamava Roma
semplici armenti giunsero alla cima
Forte del solco ch'egli impresse al suolo
ira del verbo che gli conosceva
Romolo intinse d'oro il suo pennello
nella sacrale regia parentela
Ora che il tempo ha ormai dimenticato
scenari e attori dalla muta scena
nessun passando tra le mura stanche
Ode il lamento che la generò.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
M
Tutte le opere →
L'autore
Marco Casini Marcoforever
Marcoforever è nato a livorno il 30 settembre del 1956, la sua crescita è stata forgiata da miti come Venditti, Guccini e De Gregori, persona poliedrica e capace di innalzare il suo volo alto nel cielo pur rimanendo legato a fili di umiltà che lo rendono un uomo vero. Amante della buona musica si è forgiato fra le not
Commenti (2)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Silvia De Angelis11 dicembre 2009
Abbiamo intavolato oggi il medesimo argomento. Ho molto apprezzato i versi che condivido nella loro piacevole lettura
Paolo Ursaia11 dicembre 2009
Quartine raffinate ed eleganti, dal gusto deliziosamente retrò; intensa, piaciuta

