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Uomini 16 dicembre 2009 · lettura 3 min · 3661 letture

Uomini e topi (come eravamo)

Carlo Fracassi 469 poesie pubblicate
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Zi' Bertòzi passava il suo tempo in un piccolo rustico in mattoni che aveva costruito con le sue mani nell'orto giardino di casa, per non stare con le sue donne noiose che tutto il giorno non facevan che biascicare il rosario, proibendogli, persino, d'andare all'osteria, luogo di perdizione e maleficio. In quel trabiccolo c'erano tutti gli attrezzi per l'orto, cibo per le galline e conigli e, di conseguenza, anche numerosi topi. Lì si rifugiava e giocava a carte da solo, come se davanti a lui ci fosse stato un vero avversario e domandava e si rispondeva. Andavo a trovarlo spesso per chiedergli di farmi vedere i topi caduti nelle varie trappole predisposte: erano di quelle che entri ma non esci, se non aprendo la gabbietta dall'esterno. Pensai di mettere a frutto la cosa non appena si fosse presentata l'occasione. E l'occasione arrivò ben presto. C'era un amico di famiglia che veniva spesso a trovarci nel pomeriggio per un caffè ed una partita a tresette. Era un signore molto distinto, dell'età di mio padre, di gagliardo cuore, ma dal tallone d'Achille: terrore atavico dei i topi! Così corsi alla capanna di zi' Bertòzi, presi una gabbietta con un bel topolino e tornai in casa per mostrarglielo. Inorridì facendo un balzo sulla sedia, io allora infilai l'anello della gabbia ad uno dei ferri della stufa economica che normalmente si usavano per stender ad asciugare qualche panno. Col calore che saliva dalla piastra della stufa il topolino cominciò ad agitarsi, tanto che ripresi in mano la gabbia per andarmene, ma questa inaspettatamente si aprì ed il topino a correre sul tavolo fra le urla dell'uomo esterrefatto. Con una mossa rapida presi al volo il topo che mi morse un dito... lasciai la presa. Il topolino si rifugiò in uno sgabuzzino, mentre quel Signore guadagnò la porta e stette un bel pezzo prima di farci visita. Mio padre, stranamente, né disse nulla, né mi toccò; capii solo più tardi il perché. Prima di coricarci mise una piccola tagliola davanti allo sgabuzzino e l'indomani mattina il topino era a pancia all'aria, stecchito. Piansi amare lacrime, quel topino mi piaceva proprio molto e non avrei voluto quella fine!
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Primi anni '50 (Dicembre 2009)

L'autore
Carlo Fracassi

Sono orso e socievole, allegro ed ombroso, romantico e cinico. Nella vita non si ama una volta sola ed ho una speciale vocazione per l’amore platonico. Cerco ancora la donna del sogno ma l’aspetto senza uscire di casa. Inizialmente, scrivevo solo per amore, oggi lo faccio per ammazzare il tempo, sperando di prendere

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Commenti (10)

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Paolo Ursaia16 dicembre 2009

Come eravamo... calda e vivida rappresentazione, che delinea anche un quadro psicologico scomparso... come eravamo... forse, meglio. Piaciuta

D
Domenica Caponiti16 dicembre 2009

quadro ben descritto di altri tempi dove la vita era piu' semplice e le piccole cose si apprezzavano di piu'...poesia molto apprezzata

Giovanna De Santis16 dicembre 2009

stupenda originale poesia che nel sorridere rivela nella chiusa tanta sensibilità.poesia di ricordo apprezzata moltissimo bambino irrequieto! piaciuta moltissimo

Antonella Bonaffini16 dicembre 2009

Mi hai fatto sorridere ma con malinconia. Immagini ben dipinte che si rivelano altamente rappresentative. Molto bella.

Rita Minniti16 dicembre 2009

Teneramente bella, raccontata col cuore gonfio di ricordi, con immagini ben precise e incisive, avvolte in dettagli ancora vivi nella mente. Una marachella costata cara a un piccolo topolino che ha avuto la peggio. E oggi mi chiedo, che cosa si sarebbe usato, per far scappare e irritare l'amico di papà? Eheheh... allora, comunque, erano giochi innocenti!

Berta Biagini16 dicembre 2009

Si, erano proprio altri tempi – nella nostra ingenuità riuscivamo a far capire agli adulti quanto era nel nostro cuore – la fine di quel topino è stata forse il primo vero dolore del nostro bambino.

Nadia Mazzocco16 dicembre 2009

Ricordi come profumo lasciano la scia... .bellissima, ancora una volta dipingi un quadro perfetto, come abile pittore. Applauso!

Angela Rainieri16 dicembre 2009

Ricordi nel cuore e nella mente che riesci sempre a descrivere abilmente... (la chiusa è triste... povero topino... che brutta fine) Sicuramente l'insieme delle tue poesie com'eravamo è un collage della nostra storia. Letta con vero piacere, apprezzatissima come sempre.

Danielinagranata16 dicembre 2009

Scorrono immagini nitide... ricordi vivi un sorriso amaro una chiusa triste bella e nostalgica

Salvatore Ferranti16 dicembre 2009

Le tue sono splendide storie sotto forma di poesie. E non ti nascondo che mi piacciono tantissimo, perché anch'io sono come te, aperto, racconto me stesso e il mio passato, in maniera chiara e diretta. , leggo sempre con immenso piacere i tuoi scritti.