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Morte 18 dicembre 2009 · lettura 1 min · 1232 letture

A trentaquattro metri dalla mano di Dio

Marco Canonico Baca8175 377 poesie pubblicate
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Mi porto la morte nelle mani e faccio cantare i denti sinfonia di scricchiolii che dissociano le ossa e mi rendono più confortevole per far accomodare l'incostistenza e coprirla con l'accoglienza del nulla. Per tetto il mio spirito rappezzato.
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L'autore
Marco Canonico Baca8175

Sono nato esisto ancora e riesco a pensare in un'ellisse verde e muschiosa. fatto di astrazioni voglio essere vissuto senza limiti di raziocinio. Non toccarmi respirami!

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Commenti (2)

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Marina Como18 dicembre 2009

Poesia d'atmosfera lugubre molto ben riuscita. Come il sentirsi morto a "trentaquattroanni" dalla nascita. Il titolo è una rivelazione: mai come prima di nascere siamo stati vicino a Dio, ma dalle sue mani... la morte. E se "l'accoglienza" non fosse altro che "nulla"? Dovremmo leccarci le ferite. Ma uno "spirito rattoppato" è pur sempre integro: solo strappi di vita. Con un linguaggio enigmatico dei flash introspettivi, la fatica del vivere trapela da una saggia ed accurata scelta dei vocaboli.

Clodiaf090418 dicembre 2009

La morte e il disagio interiore ci sono connaturati e aumentano più passa il tempo, più lo spirito necessita di rappezzature. Originalmente costruito e concepito questo modo di parlare della morte e naturalmente della vita, che le è imprescindibilmente legata.