A trentaquattro metri dalla mano di Dio
Sono nato esisto ancora e riesco a pensare in un'ellisse verde e muschiosa. fatto di astrazioni voglio essere vissuto senza limiti di raziocinio. Non toccarmi respirami!
Commenti (2)
Poesia d'atmosfera lugubre molto ben riuscita. Come il sentirsi morto a "trentaquattroanni" dalla nascita. Il titolo è una rivelazione: mai come prima di nascere siamo stati vicino a Dio, ma dalle sue mani... la morte. E se "l'accoglienza" non fosse altro che "nulla"? Dovremmo leccarci le ferite. Ma uno "spirito rattoppato" è pur sempre integro: solo strappi di vita. Con un linguaggio enigmatico dei flash introspettivi, la fatica del vivere trapela da una saggia ed accurata scelta dei vocaboli.
La morte e il disagio interiore ci sono connaturati e aumentano più passa il tempo, più lo spirito necessita di rappezzature. Originalmente costruito e concepito questo modo di parlare della morte e naturalmente della vita, che le è imprescindibilmente legata.

