Alda spavalda (per Alda Merini)
Omero Sala
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Alda spavalda.
Alda fragile.
Alda divisa e bifronte
Alda doppia, ambigua, binaria.
Alda goffa e carnale
nel flaccido corpo ingombrante
e vezzosa bambina
che gioca con scialli e bijoux.
Alda pallida e smunta,
le labbra
imbrattate di rosso carminio;
occhi acquosi bistrati
di nero
e sorriso perduto,
confuso
lo sguardo,
sospeso tra sfida e paura.
Alda collo avvizzito,
vezzosa di perle
lucenti.
Alda unta e arruffata, mai senza
penduli orecchini sfavillanti.
Alda intrisa di odori e di umori,
mescolanza di fumo
e di profumo,
di talco
e sudore.
Alda candida e astrusa,
mani rozze
per dure fatiche proletarie,
capaci di vergare
sulla carta
graffi contorti
e segni delicati,
percorsi
morbidi e leggeri
verso esili sogni vaporosi
o tracce atroci
per incubi e oppressioni.
Alda voce rauca
e scordata
e parole felpate,
rantoli e sussurri,
Alda mille volte morta
e viva ancora nei suoi versi.
Alda luce e tormento,
brivido ed arsura.
Alda abisso e sospensione,
estasi ed agonia.
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L'autore
Omero Sala
Commenti (1)
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Gabriella Caruso25 dicembre 2009
Senza offendere nessuno, questa è la più bella poesia che ho letto su Alda Merini. Singolare che proprio il giorno di Natale tu ti sia ricordata di lei. la conservo

