Per un amico
Era dicembre.
Smarrita la nostalgia pensavo
all'irremovibile distacco della materia.
Tu mi stavi di fronte.
La penombra mi consolava
di quel pomeriggio improvviso
dove tornava il gusto delle congruenze.
La tua finestra mostrava uccelli colorati.
Alle tue spalle angeli dorati e fiori di montagna
nei manifesti.
Era dicembre ma l'aria era rosa.
Smarrito il luogo del mio problema
guardavo la moquette arancione.
Con assorto raccoglimento sognavo un'alba su Marte
rosa.
Il tempo rallentava.
Parlammo di filosofia a frasi interrotte
come in una prova generale.
Pensai i miei amici dispersi, una spiaggia deserta.
Un nume tutelare mi abbandonava
mentre ti raccontavo un sogno
dai simboli pieni di simmetrie.
Rien que la musique - pensai,
feci progetti di ritmi rigorosi per i miei versi
e ti ascoltavo.
Avevi un carattere spinoso e una sciarpa rossa.
Non t'importava di poeti decadenti
o di simbolismo francese, ormai
da troppo tempo ti rincorrevo
in una direzione che non volevi indicarmi.
La mia mente si schiuse
e ti guardai
ma tu non sorridesti.
Un'altra impasse nel Labirinto.
L'albero fuori era spoglio.
Non potevamo comunicarci il silenzio.
Sentii come un'arcana lontananza ...i monti
al mio paese natale
immobili nella sera e il peso
greve del loro mistero: nemmeno allora
trovavo le parole per raccontare ad altri
quella mia pena.
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Commenti (2)
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Sergio Melchiorre31 dicembre 2009
Poesia che è riuscita a commuovermi... I versi sono scritti in modo sublime e denotano una sensibilità molto spiccata... Molto apprezzata!
A
Alida Kirschner20 gennaio 2010
Espresso in tutta la sua realtà e difficoltà il dramma dell'incomunicabilità.
