Da noi migrò la lunga adolescenza
Da noi migrò la lunga adolescenza.
Ragazzi stupefatti parlavano di pianeti,
lievi pensieri d'ordine ci placavano.
L'infinito era un resto accantonato dietro la mente.
Ci riprese la musica, in un attimo nevicò.
La città era provincia, sempre,
il mondo lontano un volo d'aereo.
Avevamo già un ritmo - ricordai -
nomadi dal pensiero solitario.
Guardammo il passato
come un fossile in una teca.
I ragazzi parlavano di animali
ignari nelle tane, di storie del bosco;
paesaggi reali e irragiungibili
troppo verdi troppo fisici ...
Da noi fuggirono i sogni
verso un deposito più ufficiale.
Volevamo rinascere.
Niente c'era di migliore che la terra
e tutta la materia geologica
su cui si può vivere,
pensavamo,
e insieme compivamo gesti tranquilli.
Eravamo distinti da colline contornate di netto,
pensavamo a labirinti di conigli,
ai territori privati di altri animali
che noi.
Meglio la consapevolezza
che la natura non ci appartiene.
Pacata consolazione; ma presto
ci lambirono lusinghe d'altri miti,
eroi biondi e ninfe
lungamente abbandonate su sponde
di fiumi, accolte dal sonno
per non soffrire.
Su questi racconti sognavano i Greci
e pensavano a Dio valicando i confini fra favola e sacro
- che religione di giochi -
disincantati senza dolore.
Ma ecco
la musica sciolse
tutti i nodi del nostro dolore
e ci sovvenne un ricordo: Eco e Narciso.
Ancora.
Ma la materia non cerca confronto ...
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Commenti (3)
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M
Massimiliano Manocchia5 gennaio 2010
Una delle rarissime poesie degne di tal nome che appaiono sul sito. E ovviamente nessuno commenta, nessuno legge, nessuno ha il coraggio di confrontarsi con questo scritto...
Amara5 gennaio 2010
...che bello questo scorre di immagini e sensazioni... che si snodano in bellissima poesia...
A
Alida Kirschner20 gennaio 2010
Continuo a scoprirti e a conoscerti per quanto lasci intravedere ed è meraviglia! Fiocco per questa tua. Ti metto tra i miei preferiti.
