Peccati di gola
Augusto Picci
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Te lo ricordi, Mario il ciabattino,
l'hanno sepolto iëri poveraccio
era ridotto ormai come uno straccio
è morto senza il becco d'un quattrino
non si può dir che fosse mingherlino
mangiava fino a limite d'impaccio
e poi per digerire whisky e ghiaccio,
se c'era il soldo, oppur gazzosa e vino
la moglie gli diceva sconsolata
"risparmiati nel bere e mangia meno"
e lui le rispondeva con pazienza
"per allungar di un giorno l'esistenza?
Non credo mi farà star più sereno
senz'altro poi sarà brutta giornata."
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L'autore
Augusto Picci
Commenti (1)
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Clodiaf09047 gennaio 2010
Notevole, questo sonetto: innanzitutto la tecnica è fluida; in secundis, vi è abilità nel tratteggiare una figura umana e insieme l'allegoria universale di un "vizio capitale". Infine, se ne trae una morale profonda e tutto con brio, senza mai una sbavatura. Lode al poeta.

