Esodo
Lentamente mischiavi i loro dorsi
di colore uniforme,
presto mutati in facce,
scorresti con occhiate prima leste, poi lente
quei segni originari dall'una all'altra parte,
gl'incendiasti con gli occhi, senza lasciare tracce,
con quello sguardo fisso che quasi non si sente
e ti ripeto "quasi". Che anomali percorsi
dipanò la tua mente in quelle strambe carte
dal formato minuto e con il senso enorme?
mentre tu mi guardavi,
con gli occhi troppo antichi, troppo fondi
come si guarda un pesce, un tramonto montano
senza quasi capire quello che stai vedendo;
Io ripetevo la parola: "Strano".
"Speciale!" tu affermavi,
Io ripetevo: " ... è uguale."
Ci aprimmo su non so che astrusi mondi
facendoci non so nemmeno quanto male
e ancora sorridendo
dicesti: "Tu sei matto!"
e forse mi vedevi nell'aura senza peso
come chi con sorpresa volta la carta e trova
un uomo capovolto ad un albero appeso ...
...ma ero cosa nuova.
Non ero l'impiccato, né il folle
o nella danza di quelle oscure carte
la quieta temperanza
con l'anima di plastica e il cuore ormai contratto
scelsi di diventare il mistico bagatto.
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Commenti (1)
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Clodiaf090410 gennaio 2010
Il poeta legge le sue carte del destino in cerca della propria natura, accompagnato da una donna che sembra non comprenderne l'anima. Alla fine, quel definirsi un bagatto, quindi un mago, un alchimista è sorprendente e lascia spazio a molte interpretazioni. Il tutto in versi sicuri, musicali, con rime nascoste che danno un senso di mistero.
