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Riflessioni 10 gennaio 2010 · lettura 2 min · 1843 letture

Esodo

G
Giuliano Dal Bosco 125 poesie pubblicate
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Lentamente mischiavi i loro dorsi di colore uniforme, presto mutati in facce, scorresti con occhiate prima leste, poi lente quei segni originari dall'una all'altra parte, gl'incendiasti con gli occhi, senza lasciare tracce, con quello sguardo fisso che quasi non si sente e ti ripeto "quasi". Che anomali percorsi dipanò la tua mente in quelle strambe carte dal formato minuto e con il senso enorme? mentre tu mi guardavi, con gli occhi troppo antichi, troppo fondi come si guarda un pesce, un tramonto montano senza quasi capire quello che stai vedendo; Io ripetevo la parola: "Strano". "Speciale!" tu affermavi, Io ripetevo: " ... è uguale." Ci aprimmo su non so che astrusi mondi facendoci non so nemmeno quanto male e ancora sorridendo dicesti: "Tu sei matto!" e forse mi vedevi nell'aura senza peso come chi con sorpresa volta la carta e trova un uomo capovolto ad un albero appeso ... ...ma ero cosa nuova. Non ero l'impiccato, né il folle o nella danza di quelle oscure carte la quieta temperanza con l'anima di plastica e il cuore ormai contratto scelsi di diventare il mistico bagatto.
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Giuliano Dal Bosco
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Commenti (1)

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Clodiaf090410 gennaio 2010

Il poeta legge le sue carte del destino in cerca della propria natura, accompagnato da una donna che sembra non comprenderne l'anima. Alla fine, quel definirsi un bagatto, quindi un mago, un alchimista è sorprendente e lascia spazio a molte interpretazioni. Il tutto in versi sicuri, musicali, con rime nascoste che danno un senso di mistero.