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Amore 13 gennaio 2010 · lettura 2 min · 3236 letture

Mi appari questua di carezze audaci

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Ferdinando Giordano 120 poesie pubblicate
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Mi appari questua di carezze audaci e seta nera, come si conviene ad una merla di gennaio nel più lucido piumaggio d'avventura mossa in un fruscio di pose a rose oscure scapigliate. Se petrolio sgorgasse dai tuoi seni, non mi stupirei, tanto ti faccio terra e miniera nelle viscere adatte senza altra bardatura che labbra sugli obbliqui. Ti annudo un traforo proteso al colmo al riempirsi della piuma d'ogni carezza che ti fa uccello di comignolo in tanto inverno. Amo la tua forma maya, il tuo candore a balze la tua repentina discesa agli eccessi come in un prolasso di senso primitivo e l'immediata risalita alla purezza antica. Amo che tu sia vergine e dannata in una e in una, tu sia in ogni tensore donna da tante donne forse cosmo eppure sassaia d'alveo corrente. Ad ogni palmo mostri un coccio a vaso perché v'interri un seme di bocca un principio di bacio che mi faccia devoto. La lingua che ti sussurra è un cencio spugna e prosciuga filari incerti tra ciglia e gocce: se fosse pioggia, ma pioggia davvero. Se fossi uomo, ma uomo davvero, lascerei che nel mio petto quest'acqua autarchica avesse creste di annegamento e salperei.
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