Vi aspettavo
E' stato come se l'onda d'urto di quel terremoto
si fosse propagata fin qui, attraversando migliaia
e migliaia di chilometri
superando oceani e montagne e città.
La televisione non faceva che mostrare distruzione
e morte, 24 ore al giorno.
I poeti non facevano che ruggire il loro
pianto.
Non si parlava d'altro, qui.
Sono passate un paio di settimane e la tragedia
è diventata un trafiletto sul giornale.
I soccorritori hanno smesso di scavare,
gli ascolti sono scesi e le tv hanno spento i riflettori
in cambio di qualcosa di peggio.
Tutto quel clamore è diventato uno squittìo
Un, già, è stato terribile...
In bocca a chi, poco prima, sembrava inconsolabile.
E forse, veramente, lo era stato e con sincerità.
La mente umana
ha capacità straordinarie. Anche la loro.
Adesso si dicono che bisogna andare avanti; è dura,
ma bisogna andare avanti. E si guardano come a dirsi,
coraggio, la vita continua.
Questo mi consola, perché sinceramente
incominciavo a sentirmi davvero un po' solo
all'inferno.
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Commenti (2)
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You Don’t Know Me29 gennaio 2010
non preoccuparti siamo talmente abituati all'l'inferno che pensiamo il caldo sia solo... l'effetto "serra"...ah... la mente cosa può fare!
L
Lorenzo Crocetti29 gennaio 2010
Non fai altro, purtroppo, che confermare una verità che ogni volta si ripete e che è sotto gli occhi di tutti. Nel momento della tragedia, quando le immagini e le cronache arrivano sull'impeto della "novità" è tutto un "sussulto". Poi, dopo un po' di giorni, quando si è fatta l'abitudine, a "sussultare" restano soli i disgraziati in diretta sulla tragedia. E noi altri via, curiosi spettatori, dietro a... nuove "novità" di diverse notizie.
