Il cielo, la pioggia
Stai crescendo, spezzato nella coscienza
della pioggia che non vuoi vedere,
la senti scendere sui tetti,
lungo la strada di freddo asfalto.
E non vuole saperne di smettere.
Impassibile nell'ombra che eri
sarai ricordato, coronato dal dolore
che non riesci a sentire
e forse mai sentirai, il dolore
di chi ti ha stretto la mano
e di chi t'ha lungamente abbracciato.
Giaci ora come uno sposo,
liberato dalla vergogna
e dal peso del sangue,
portando con te una semplice
rosa bianca distesa sul tuo petto,
senza aver potuto salutare
un'ultima volta l'eredità
che hai lasciato al mondo.
Il cielo scuro in volto va stendendosi
sulla città e sulle barbare pietre,
magnifico nella sua severità, algido,
veritiero, impassibile.
Anche lui, nella musica dell'acqua
sulle teste e i vetri di chiuse finestre,
canta un dolce requiem
per chi s'abbandona l'ultima volta
con amaro sorriso, in tono con i fiori
e i singhiozzi di chi ancora c'è,
ma sa che una parte non la vedrà più.
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