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Poesia 10 febbraio 2010 · lettura 3 min · 3775 letture

La Fiera di San Martino (come eravamo)

Carlo Fracassi 469 poesie pubblicate
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Già all'alba scalpitavo nel letto come un puledro nell'attesa di quel grande giorno. Indossati i vestiti della festa ogni anno i miei mi portavano alla Fiera di San Martino che si teneva a Santarcangelo a dieci chilometri da Rimini. Mio padre, capotreno alle ferrovie, quel giorno ci fece salire s'un carro bestiame tutto per noi; puzzava di stalla ma era già pronto per la partenza ed il viaggio durava solo pochi minuti, dopodiché scendemmo dal treno insieme ad una mandria di vacche. Ci tuffammo nella grande bolgia del mercato dove la facevano da padroni bovini, suini e galline di tutte le specie e in mezzo a loro qualche sparuto trattore con un tizio che urlava ai quattro venti: "Questa bestia di ferro tira più di cento buoi!" Il luna park e le bancarelle con ogni tipo di leccornie completavano la festa. Non mancavano i venditori di sogni: un elisir capace di guarir ogni male, un sapone di cera in grado di replicare ogni carta scritta ad inchiostro, una pietra miracolosa capace di arrotare qualsiasi vecchia ferraglia arrugginita, dalle grandi falci alle piccole roncole, dalle forbici ai coltelli. Le arzdore dei parenti che ci ospitavano avevano iniziato a preparare in cucina una settimana prima della festa affinché, quel fatidico giorno, la tavola fosse imbandita con ogni ben di dio. Non mancavano mai le tagliatelle al ragù e le lasagne verdi al forno, i cappelletti ed i passatelli in brodo, il pollo allo spiedo e il maiale in porchetta, formaggi e contorni di ogni genere, pane, piada e vino a fiumi ed, infine, ciambellone ed albana! Quel giorno m'ingozzai come un rospo e corsi via, in tutta fretta, per rituffarmi in quell'enorme bolgia ululante e festosa. Giunto di fronte al cinema Odeon fui attratto dai manifesti, si trattava del mitico film "Ulisse", già in proiezione sin dal mattino. Entrai con in mano un cartoccio di lupini. Ad ogni scena madre mi univo alle urla scomposte degli spettatori, accompagnate da incitazioni all'eroe. Terminato lo spettacolo uscii dalla sala raggiante come quel sole che squarciava le nuvole nel rinnovar il prodigio dell'estate di San Martino. Ero felice come non mai, pensavo ad Ulisse e alla sua fedele sposa e già mi vedevo mano nella mano con la mia compagna di banco, una morettina tutto pepe con le treccine da squaw e due occhi neri che sembravano carboni ardenti. Mi sembrava il più bel giorno della mia vita ed ero convinto che altri così belli non ce ne sarebbero più stati. In fondo il mio mondo era tutto lì, nelle mie fantasie di bambino e in quel grosso cartoccio di lupini stretto fra le mani che conservavo gelosamente, per offrirli l'indomani alla mia amatissima compagna di banco.
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L'Arzdora o Azdora era una vera colonna portante della famiglia e, non a caso, sfogliando il dizionario di dialetto romagnolo scopriamo che in italiano Arzdora significa: Reggitrice, massaia, colei che presiede al governo della casa. La parola "reggitrice" richiama proprio questa funzione di sostegno. Santarcangelo di Romagna, 11 novembre 1953

L'autore
Carlo Fracassi

Sono orso e socievole, allegro ed ombroso, romantico e cinico. Nella vita non si ama una volta sola ed ho una speciale vocazione per l’amore platonico. Cerco ancora la donna del sogno ma l’aspetto senza uscire di casa. Inizialmente, scrivevo solo per amore, oggi lo faccio per ammazzare il tempo, sperando di prendere

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Commenti (14)

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Silvia De Angelis10 febbraio 2010

Bellissimi ricordi ed entusiasmanti immagini dei tempi in cui i bambini erano strafelici con pochissimo e toccavano il cielo con un dito, apprezzando tantissimo "quel poco"... Intensa lirica molto piaciuta

Giovanna De Santis10 febbraio 2010

MA CHE BELLA POESIA letta in attimi per come scorrevole e piacevole, teneri ricordi di tempi che rimangono nel cuore espressi di maestria, l'abbinamento musicale meraviglioso, una perla di poesia che conservo!

L
Lorenzo Crocetti10 febbraio 2010

Ricorda anche a me questo "elaborato" la fiera di merci e bestiame che una volta l'anno si faceva nel paese e durava ben tre giorni. Per noi ragzzi era una vera gioia, che quelli di oggi non possono neppure immaginare alla lontana. Per me erano giorni di gran festa, camminare fra le bancherelle, guardare la giostra, avere in tasca davvero pochi soldi per l'occasione, ma che ci davano tanta gioia perché qualcosa potevamo almeno comprare. Mi ha fatto piacere leggere questo "elaborato", che chiamo prosa e non poesia, perché si tratta solo di un piacevole, sentito e coinvolgente discorso, fatto alla buona e con apprezzabile semplicità. Che vale più di un poesia dove magari si può non capire... niente! Qui invece tutto è romanticamente chiaro.

Kiaraluna10 febbraio 2010

Una dolcissima e pittoresca pagina di storia dell'infanzia, di qualche decennio fa... quando le tradizioni erano il perno della società ed i valori ben altri. Una valanga di emozioni pervadono leggendo, immedesimandosi in quel bambino al settimo cielo e i suoi lupini da offrire alla bimba del suo cuore. Che dire Carlo... assolutamente apprezzata.

Berta Biagini10 febbraio 2010

Ricordi che fanno riflettere sulla nostra vita d'un tempo – quando ci accontentavamo di poco, come un pacchetto di lupini – tutto ci faceva fare salti di gioia e quello zucchero filato... ancor ricordo il sapore.

Danielinagranata10 febbraio 2010

immagini dal sapore antico... emergono da ricordi ormai indelebili nella mente... del nostro autore il suo passato emerge da queste suggestive e belle immagini che fanno colore e donano calore davvero coinvolgente letta con piacere molto apprezzata

Gloria Frizzi10 febbraio 2010

bellissime immagini del passato che si ricordano con grande commozione, versi che fanno rivivere anche il mio passato quando andavo alla fiera di Lucca in Toscana dove vivevo, bellissima complimenti

Gloria Frizzi10 febbraio 2010

bellissime immagini del passato che si ricordano con grande commozione, versi che fanno rivivere anche il mio passato quando andavo alla fiera di Lucca in Toscana dove vivevo, bellissima complimenti

Gabriella Caruso10 febbraio 2010

Un racconto (perché di questo si tratta) bello e nostalgico. Condivido in pieno il giudizio espresso da Lorenzo Crocetti. non basta andare spesso daccapo per comporre una poesia. Ripeto, come racconto l'ho apprezzato per le immagini e i ricordi evocati.

Rita Minniti10 febbraio 2010

Ed ecco che i ricordi riaffiorano alla mente, quasi a voler ricordarsi di non dimenticare e quasi in punta di piedi, entrare in un mondo che, appartenuto tanto tempo fa, riecheggia festoso nella mente. La scusa della festa, descritta, peraltro, magnificamente e con la genuinità che è dell'autore, ci porta inesorabilmente a pensieri che la mente non ha mai dimenticato. Come si può, ricordare un sacchetto di lupini se non quando, ancora visibile agli occhi, essi sono lì freschi e appettosi, tra le mani di un bambino e nello sguardo di chi, ai primi battiti del cuore, li associa? Gli sembrava, scrive l'autore "il più bel giorno della sua vita"...perché era per quel bambino il giorno più bello e che, come in una foto, resterà per sempre nel cuore! Splendida

Enrico Baiocchi10 febbraio 2010

Molto bella, nostalgica e dettagliata questa composizione, e sono lieto che una volta tanto le "scelte editoriali del sito" abbiano permesso la pubblicazione di un'opera che, indipendentemente dalla veste letteraria, riesce a trasmettere sensazioni e sentimenti, che rimangono scolpiti nella memoria di chi come me, avanti negli anni, ricorda quei momenti magici. Un plauso all'autore.

Angela Rainieri10 febbraio 2010

Un nostalgico ricordo che riporta abilmente nella dettagliata descrizione del nostro autore ad un mondo fantastico tutto da riscoprire, sfogliando il passato di "com'eravamo"... Letta con vero piacere. Bellissima e apprezzatissima, un fiocco da collezione.

S
Stefano Toschi11 febbraio 2010

E' un bellissimo racconto, pieno di poesia. Ho già avuto occasione di manifestare il mio apprezzamento per questi "amarcord" di Carlo Fracassi, così ben scritti, ricchi di spirito, capaci di far vivere al lettore le emozioni, i sentimenti, di tempi che furono, l'atmosfera, così tipica e radicata, della terra di Romagna. Però è in prosa, non vale certo meno di una poesia, ma è in prosa.

Anna Maria Scamarda13 febbraio 2010

Incantata da questo Racconto! Che se anche, appunto, riporta le caratteristiche della prosa, ha in sé tutto il fascino della Poesia! Immagini, colori, sapori che hanno il potere di riportare, magicamente, ai tempi andati ... in cui noi ragazzi, in queste grandi occasioni, ci divertivamo da matti! Sulle giostre, nelle piazze dei mercati, dietro le bande musicali ... Respirando, elettrizzati, quell'aria di festa! Eccellente, la descrizione dell'Opera, impreziosita da tutti quegli elementi poetici che l'hanno resa ricca di fascino e di suggestività. In una stesura elegante e raffinata. Grazie, per questa Grande Emozione!