L'avaro
Apparve virtuoso
un braccio d'angelo
si offriva
per salvare una vita
quanto è arguta quella messinscena
quando le parole rivelano
alle vene la natura
di pallottole dolci
polvere si sparge
di farfalle impaurite
che abbandonata la speranza
in procinto di morte dileggiano
lo sguardo è sbarrato
se nel deserto bianco
riesce a sbucare un garofano
tra erbe tenere di marzo
se il tramonto promette alle dune
un tramestio irruento di galoppo
e a code alzate incedono improvvise
ombre di puledri arabi
sono solo parole
stormi frementi di presenze
che sollevano in alto
volute di figure immaginarie
impudenti s'allontanano oltremare
lasciando mani immerse
nel vuoto delle attese
e deboli meriggi di consolazione
le facce paiono sporche
del fango d'un fiume in secca
che argomentava copioso
inesistenze
l'imbroglio fiammeggia
nonostante l'imbrunire
il finale
è un fuoco di paglia
che brucia
ridicolo il fantoccio
del ladro d'illusione
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Commenti (1)
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Antonio Biancolillo28 febbraio 2010
Fortissima... riflessiva e ben dosata nel riflesso delle immagini di quel tipo di persona... Piacevolmente apprezzata...
