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Dialettali 2 marzo 2010 · lettura 1 min · 3774 letture

Su poeta e sa tonca

L
Lia 827 poesie pubblicate
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Sende ch'est difitzile a sa tonca, ca proat po s'umanu diffidentzia e no li passat mancu po sa conca de ponner a s'istintu resistentzia, cumbenit a su "poeta", sa pillonca assazare in piena cunfidentzia o 'intrare in niedda ispelonca, cunfidende in s'Alta Provvidentzia: po chie cheret poeta diventare o po essere, gai, cunsideradu tres bortas, in tundu, at a girare a s'arvure ue s'est apposentadu su puzone, sa tonca, a cantare: primmu si che 'olat? Malefadadu! Traduzione dalla lingua sarda Il poeta e l'assiolo Poiché è difficile all'assiolo/ che verso l'uomo prova diffidenza e non gli passa nemmeno per la testa/ di opporre, all'istinto, resistenza conviene, al poeta, assaggiare la "pillonca" (sorta di pane rituale) in piena fiducia o entrare in una nera spelonca/ confidando nell'Alta Provvidenza: per chi vuole poeta diventare / o tale essere considerato, tre volte intorno al tronco deve girare/ dell'albero dove si è fermato l'uccello, l'assiolo, a cantare:/ se prima vola via, è sfortunato!
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...secondo un'antica credenza popolare sarda. Sebastiano Satta (1867/1914, il più grande poeta sardo, disse ai suoi amici, ridendo:" Ero al primo giro ma l'assiolo volò via!"...

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Commenti (4)

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Moreno il Duca2 marzo 2010

bella molto scherzosa questa poesia peccato che il dialetto sardo non lo conosco penso sia meravigliosa poterla sentire in vernacolo molto bella e brava a proporci queste belle emozioni

Gesuino Curreli2 marzo 2010

A furriu de sa tonca suspettosa as fattu giros tundos pius de chentu ma non si pesat alinu ne bentu, e pasat sa notturna mariposa. In notte 'e luna sonat che lamentu, che cantu dolorosu de un'isposa restada sola inintro 'e s'apposentu a s'ora chi de amore fit diciosa. Su cantu tou galanu de tristura binchet sa solitaria litania, c'as fattu iscola de litteratura a pustis su battizu in poesia, e gai sa tonca puru in sa friscura iscurtat, frimma, boghe e melodia.

mp47pasquino2 marzo 2010

Non m'è difficile intuire il senso, posso condividere ciò che l'autrice ha nei versi decantato, ho anche gradito la traduzione che ha dato maggiormente risalto e gratificato chi non conosce la lingua... omaggio anche ai poeti Sardi che tanto si fanno apprezzare... Ps. forse un metodo per declamare in lingua, cioè tradurla in audio postandola su yu- tube e poi trasferirla quì...

Carla M Casula18 marzo 2010

Grazie all'ottima padronanza della Lingua Sarda ed alla spiccata inclinazione verso l'ars poetica, l'autrice ha plasmato questo pregevolissimo sonetto in endecasillabi. Ho riletto più volte i versi ed ho constatato che il ritmo è ineccepibile, in virtù degli accenti che "cadono" armoniosamente secondo le regole metriche ed il componimento si dispiega fluido sotto lo sguardo compiaciuto del lettore. Ho apprezzato immensamente anche il contenuto, particolarmente interessante e pregno di saggezza, che certamente induce a riflettere ma fa anche sorridere... E mi naschit como como unu meledu: apo fatu mesu ziru e bia e sa tonca at giai cantadu e si ch'est bolada deretu...