Poesia al minimo
Se l'arte si potesse da una porta,
chiunque penserebbe che si deve alle spine,
al crudo rovo indossato
che non
perdemmo: le chiuse, dicevo, nei bagagli dell'anima.
Le emozioni, nel loro mezzogiorno, non fanno volume.
Si affrettano come taxi agl'incroci, e rumoreggia
il traffico delle bocche: nemmeno più
il peso dell'inchiostro. La matita puntuta; la grafite nuda.
La noia della gomma; la lettura; i fogli sgualciti,
riscritti, appallottolati e sparati; le liste della spesa; il sussidiario dal primo banco ai ripetenti al bar: la strada appunto.
Il bacio a quel figlio
fa meno rumore del grido che corre
a dirgli: stai zitto! Quindi: il parlato è pietra, se non fosse che
ha ruote per distanze aperte,
di modo che sui tornanti - concetti, per lo più - derapino
i pensieri. Il freno ha un cervello suo
e nessun altro affanno usa la lingua
chiara del campo in cui si piantò.
Traballa, mi dico, e tremo sulla soglia dell'arte, forse,
sconosciuto allo spioncino di guardia
mentre da questa porta mi osserva:
il latore, immagino.
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Commenti (1)
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Clara Gismondi6 marzo 2010
Poesia complessa, non credo al minimo. Il minimo è nel volume delle emozioni che procura peso noia ripetizione e viceversa. Un bacio farebbe più rumore se si capisse il valore ma le parole a volte pesano di più se si usano male e poi solo col tempo si dimenticano in qualche fossato. L'arte non concede tranquillità, parte proprio da spine, fa traballare mettendo a nudo la propria anima. No, non è una poesia al minimo anzi tocca corde molto intime e profonde. Ho cercato di capire, non facile, perdona se sbaglio! Mi è piaciuta nel suo travagliato percorso!
