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Amore 8 marzo 2010 · lettura 3 min · 4151 letture

Le mura di Milano

Pietro Roversi 164 poesie pubblicate
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Prendere per fuoriporta: il passo porta oltre perché il pensiero è preda di una sorta di distrazione e dell'assunzione che la strada non s'è accorta del tempo che è passato e della cerchia delle nuove mura. Pura coincidenza, ma la piazza è intitolata alla periferia, quand'anche paia precisamente pia come le circonvallazioni non sono, né un sobborgo medievale o la via che punta al punto cardinale. In altre città sono i nomi delle città attorno a dire del vecchio sentiero o stradone a piedi, al massimo in sella a una bici, a un animale o con un carro. In questa pure, eppure mai visto un paracarro su un bastione in città, o un carroarmato. Per questo vedersi ancora prima del semaforo è una sorpresa, quando l'intenzione era di buona lena e buon mattino e piena di potenzialità, di gita o escursione. Allora i ferri di cavallo al fazzoletto falliscono come nodi, gravano o distraggono; le indicazioni temporali abbassano il finestrino, e poi azzittiscono, cambiano idea. Sarà che la lingua italiana nel dopoguerra è cambiata così, accelerando, e uno allora sa di suonare di stilnovo, o di scuola siciliana, e ammutolisce, appunto. Inselvatichisce. Parrebbe strano allora interpellare il passante, la segnaletica moderna o la rotonda circolare oraria. Ma il prigioniero nell'ora d'aria e il secondino che manovra il proiettore al penitenziario, non si smarriscono forse anche loro nella notte, nel cortile, quando veglia con un faro il lampo conico che esce dall'occhio? Un pastrocchio così si vede dal mattino, quando mezza rintronata dall'insonnia la barba allo specchio abrade adagio, e il risciacquo di panni e lenzuola- funi è un camion diretto alle contrade guelfe, un presagio di vicoli e curve mal ricordate, arrampicatesi a muraglie proverbialmente vetrose e mai lasciatesi completamente alle spalle. La mappa in disuso, il malloppo nel petto contuso, il pellegrinaggio al santuario esterno ritorcono al contrario, pernottano in un viaggio truce, infetto. Un cliente lamenta talvolta un difetto e si oscura in viso, e il suo cassiere sbircia l'orologio dell'impazienza, la fine del turno, la serata sperata colla fidanzata. La stagione allora ritira lo scontrino della luce che rade le mura, le torri, e il mio cammino di barboncino al guinzaglio del giorno sfatto, preso per mano e perso. Con una mano mi stringo da solo una pezza imbevuta di cloroformio al volto, e il mio ultimo pensiero da perdigiorno siete voi tutti d'attorno sull'asfalto che indicate il sottosuolo come unica via del ritorno, e i merli della parte giusta in alto.
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[08032010]

L'autore
Pietro Roversi

Sono un anarchico tradizionalista, un rivoluzionario conservatore e un iconoclasta benigno. Nella vita faccio il biologo strutturale, in Inghilterra. Ho scritto più di 500 poesie in 25 anni. A Settembre 2018 è uscito il mio ultimo libro: "Tirare l’acqua" (Gattomerlino Edizioni, Roma, 2018). Nell’autunno 2017 sono usc

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Commenti (2)

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L
Luca Torri8 marzo 2010

Spesso ci siamo chiesti cosa sia " la poesia", spesso se lo sarà chiesto questo magnifico autore. Continueremo a chiedercelo, perdondoci risposte come queste. Poesia Eterna. Guardando le letture oppure i commenti, ci si convince che la poesia sia elitaria. E' un dato. Amaro?

A

Ho comprato stamattina una nuova edizione degli "Alcools" di Apollinaire, la cui prima poesia è "Zone". Ebbene, con Milano al posto di Parigi, in questa poesia di Roversi si respira quasi la stessa atmosfera del nuovo che avanza, ricco di suggestioni e di dubbi, in una cornice formale alquanto accattivante, con una musicalità tanto più affascinante quanto più impegnativa da scoprire, costituita soprattutto da nascoste rime interne. Complimenti, davvero.