Torquemada
You Don’t Know Me
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la corda scricchiola
sopra le ossa
sega i polsi brucia la carne
il boia attende scava la fossa
il freddo penetra la pelle sottile
le vene bluastre tinge di viola
non posso fermar la tortura
la passeggiata fino alla forca
lui
viaggia sul cassero
assieme alla morte
ecco le grida
straziano il suono
le urla chiedon perdono
e l'uomo vivo in quel frastuono
diventa un fantasma senza decoro
il fuoco arde
la brace accesa
come lava cola indecente
brucia le piaghe
piega la mente
una campana batte le ore
il corpo grida tutto il dolore
sul ceppo appoggio il capo
voglio dormire
boia, datti da fare
è giunta la fine
ti ringrazio Signore
©
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L'autore
You Don’t Know Me
il certo di me non potrà mai essere rimango nell'incerto * 1° aprile 1958 * you don't know me
Commenti (2)
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Francesco Scolaro10 marzo 2010
C'è sempre chi si veste d'autorità inquisitrice alla ricerca di "delitti d'eresia"..., pertando diventa difficile da sopportare tanto da desiderare che l'atto estremo arrivi presto e la faccia finita. Poesia dai toni forti che scuote l'essere.
Salvatore Ferranti10 marzo 2010
purtroppo, ci troviamo a vivere in una società troppo superficiale, piena di persone che ci giudicano senza nemmeno sapere chi siamo... poesia molto ben scritta, che fa riflettere. applausi. molto apprezzata.


