Come un aquilone

Ed ora ho paura,
di te
di me
ho paura.
Ho lasciato che la vita
mi possedesse
mi violentasse,
così, senza oppormi.
Di me ho fatto
un fiocco di neve
da raccogliere
da scaldare e sciogliere
nel palmo di una mano.
Ho trasformato
il mio spirito in anguilla,
non per sfuggire,
non per sfiorare,
ma solo per rubare una carezza.
Ma ora ho paura,
ora che un vento fresco
spazza le tue nubi,
ho paura di disperdermi
ancora una volta,
così,
come un aquilone sfuggito alla mano,
"alla ragione".
Eppure insieme a te
avrei voluto sorvolare il mondo,
sollevarmi dalle sue povertà,
ma ora ho paura,
paura di ferire chi mi raccolse,
chi curò ferite infette
ed è nella paura
mi lascio vivere dalla vita
-dal suo volere-
©
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Commenti (2)
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C
Carla Natali11 marzo 2010
C'è poco di... poco comprensibile in questa poesia. Molto condivisibile il semntimento espresso, un guardarsi indietro, là dove non è possibile tornare, se non a prezzo di sofferenze di altri che, forse, non lo meritano. Pregevoli le immagini del fiocco di neve da scaldare ed i due versi di chiusa. Poesia amara che tuttavia non scade nel vittimismo, nel lamentoso. Apprezzata, molto.
F
Franca Canfora12 marzo 2010
MI lascio vivere dalla vita...è uno sbaglio comune a molti, la lasciamo anader così questa incredibile vita, spettatori e non attori, troppo presi tra problemi e dolori a sopravvivere anziché vivere.
