Iside
Ippocampo stralunato
che confidi le voglie al vento,
un allarme, un lamento
grande sogno non
toglie il groviglio
di carioca musicante,
che raccoglie il suo fallimento
come abbraccio
di perle inghiottite.
Sarà il sole a ridarti il risveglio,
per godere del manto imbrattato,
sarò io che col fiato sospeso,
porterò tra le stelle
il tuo lutto d'amante malato.
Il cosacco sfacciato
si rimbocca il coraggio,
taglia l'aria con il suono
di uno zoccolo d'alce,
irruente il bisogno,
cavalcare o morire,
ma il mattino del mondo
non lo vede tornare,
s'addormenta in silenzio
tra le braccia del sogno.
Oh sapore di vita,
di caviglie sottili
che sollevano il gesto,
Arcanciel e Didié
non son degni di viaggio,
ma di ali impietose
che rivedano il solco
di una legge grottesca
che allontana e separa
senza senno o diritto,
tutto il dare sfuggente
dall'avere sbiadito,
tutto il bianco orizzonte
dal contatto insabbiato
di una vita rubata.
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