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Satira 12 marzo 2010 · lettura 4 min · 1283 letture

Inferno Novo, Canto II

Francesco Pozzato 115 poesie pubblicate
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Ci convogliò Caronte all'altra sponda e ravvisai un avviso molto strano, laddove vive la pagana fronda: "Chiuso per sempre da papale mano". Entrammo e vidi i Magni antichi Spirti che retti e probi agirono, ma invano. "Presta attenzione a ciò che sto per dirti: dannati furono per nulla fede..." "Scusa signore, ma non riesco a udirti! Che è questo pianto d'infante (mi crede? Mi sembra un coro di miser bambini: chi mai all'Inferno i pargoli pur diede?" "Non furon questi i voleri divini, ma decision di nostra teologia che non discerne uman e Deo confini. Per più di dieci vite chi perìa senza battesmo quivi desinava che nel peccato original morìa" "Ma l'empio agir d'infante dove stava?" Dante sua testa scosse sì dubbioso "Io credea che il Signore tutti amava" Folle sentir di Pio e Vittor sdegnoso, perché mai Dio vorrebbe i puri in basso dove dimora chi tien far rissoso? Triste e penoso non fu lor trapasso perché da Dio voluto sì precoce. Angeli sono in cielo, non star lasso. Avvenne poi che mi chiamò una voce ch'era in disparte lungi da me e Dante e che con sé portava la Sua croce. Parea soffrir il legno sì pesante e per tratti del volto e per favella veniva certo dal suol di levante. "Non posi orecchio alla lieta novella e sol per questo giaccio senza fama tra chi l'ha fatta rea, cattiva e bella! Avrai capito che fui il Dalai Lama, sommo eremita tra i seren buddisti resi bacati dalla gialla brama" "Per me tu sei gentil tra i novi Cristi, signor di gran bontà e gran gentilezza a cui molti cristiani sono tristi" Follia d'ingegno e smania di vaghezza, perché mai volle Dio un virtuoso in male e non beato tra divin fortezza? La virtù non convien più che si sale se la salvezza passa per la setta che di conoscere vagheggia il male. L'eterna vita in paradiso spetta a colui che per retto far la merta, non per bagnata di capoccia in fretta. Quali ombre fan la fede ricoperta, di che ignoranza siamo noi soggetti che l'alta conoscenza abbiam diserta! Tutti pendiamo dai supremi detti dell'uomo bianco nei gioielli avvolto che rivolge per sé i nostri intelletti. Non pecco di superbia a dire stolto perché nessun di noi conosce Cristo prima che sia tra polveri sepolto, né tantomeno può pensare misto il suo giudizio al detto del Signore senza cadere a tutti poi malvisto. "Non v'è legame in terra il cui onore Dio possa giusto svincolare in cielo a Suo piacere e con immenso Amore" questo mi vidi scritto su di un velo affisso e svolazzante in sin l'uscita del primo cerchio tra il rovente e il gelo. "Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita..." fe' Dante in prefazione d'avventura e mentre uscimmo fuor del cerchio primo, vendendo del secondo l'alte mura. "Tu non sai quanto te e il tuo testo stimo, mio Dante, tu che sei maestro e guida nel trarre fuori il lirico dal limo" "In verità ti dico, qui s'annida la tua paura e la tua fama magra perché nessun fiducia al dire affida troppo vetusto il qual spesso dimagra. Assumi voci nove anziché mie e vedrai come diverrà poi sagra. Non ti serrar l'immense e amene vie di dolce Musa che sta in più alto loco dalla qual tutte l'opre nostre uscie. Se poi saprai tracciar su carta il fuoco di cui si vede come dentro avvampi il verseggiare fia un mirabil gioco" Percorrevamo i desolati campi ed io pensai alla lezion del maestro che m'aperse sentieri novi sì ampi. "Non porre alcuno vincolo al mio estro: questo dei versi fa miracol puro. Dante, t'avrò per sempre braccio destro" "Vedere in gloria il proprio nome è duro ma non esiste facile e piana via ché spesso s'ha da valicare un muro. Quindi sarai settimo in compagnia"
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Nel secondo canto della rivisitazione dantesca, l'azione è concentrata sul significato del limbo: una pura invenzione teologica- scolastica, priva di fondamento biblico, dove vengono ingiustamente collocati i bambini morti senza battesimo (qual è la loro colpa) e i virtuosi non battezzati. Altri temi trattati: le decisioni papali come pensiero divino e il significato della poesia. Scusate la superbia dell'ultima frase, dal sapore decisamente dantesco

L'autore
Francesco Pozzato

Francesco Pozzato nasce a Vicenza l'8 Febbraio 1990. Frequenta le scuole inferiori nel suo paese, Sandrigo, con ottimi risultati. Decide quindi di iscriversi presso il Liceo Scientifico J. Da Ponte di Bassano del Grappa, dove matura col massimo punteggio. Tra la 3a e la 4a Liceo muta considerevolmente interessi, passa

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Commenti (1)

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Enio Orsuni14 marzo 2010

le colpe dei padri ricadono sui figli... forse perché non li hanno battezzati che i padri essendo in colpa lasciano ai figli l'eredità del peccato? misteri di santa romana chiesa!... queste sono cose che fanno perdere la fede se chi ce l'ha ci ragiona su. un capolavoro sotto tutti i punti di vista!