Nabucco 12 marzo 2010
L Falchero
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Non toccarmi questa notte
con le dita fredde e ossute del ricordo
Lasciami camminare in punta di piedi
sulla passatoia rossa fino al palco 72
osservando le rughe alle pareti e i volti degli spettatori
cercando tra tante estraneità
un segno, un gesto che le inganni
Lascia ch'io ascolti attenta il coro degli ebrei
e quel pizzicato di violino e flauto traverso
Lascia che, anche senza te, la musica e la vita
penetrino a fondo a consolidare il cuore
Sono asciugate ormai le tue lacrime commosse
sul velluto rosato del parapetto
e i mozziconi e le parole gettate a caso
nell'intervallo sotto gli archi della via
son cancellati da ramazze d'anni e di saggina
Ora canta Abigaille l'ultimo atto:
lei, schiava ed illegittima regina,
depone la sua corona di latta
e sulla scena, avvelenata,
muore...
mentre s'aggira
nel teatro e in me
inquietante e odioso
il fantasma dell'indifferenza.
©
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L'autore
L Falchero
Nata in un paesino vicino al lago Maggiore nel 1956, vissuta per 30 anni a Milano, dove mi sono laureata in architettura, sono ritornata ai luoghi natii e ho ripreso da alcuni anni la mia antica passione: scrivere. Poesie, racconti, un romanzo d’amore: Amarsi nei secoli SBC edizioni, pubblicato nel 2007 e steso
Commenti (2)
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Ozan14 marzo 2010
una somatizzazione forte e dolorosa la tua. Una scena fermata come ad interrompere l'opera e la storia. C'e' un proseguo sempre però. Abigaille morente esamine... benedice Amore. Molto sentita.
Ausilia Giordano14 marzo 2010
Tematica forte espressa con consapevolezza. Le parole mi risultano onomatopeiche e mi fanno sentire lì, dov'è il poeta che vive l'esperienza. Ottimo lo stile tragico trattato. Un po' troppo lunghi gli endecasillabi in alcuni punti.


