Luna
Ai Pralonghi
in primavera
in altalena con la piccola Luna
figlia di atei
sotto un fienile
davanti a un prato fiorito di primule.
E dondolandoci ridevamo del fatto che
davanti al mappamondo, a casa,
pensavamo che era facile vedere la Terra
come la vede Dio
dal di fuori e dall'alto
e l'infinito era l'universo o proprio Dio
e anche lei lo pensava.
Lui allora era in cielo
in terra e in ogni luogo
e i nostri luoghi erano così belli
che ci pareva fosse veramente una cosa grandiosa.
Eravamo tenere e sognanti
nella nostra festa quotidiana dell'aria
dell'azzurro
e del verde.
Bambine vigorose e felici.
E la sera pensavo a lei guardando
dal mio cortile la Luna sorgere
sopra la sua casa lontana.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Zima22 marzo 2010
credo che questo testo voglia avere una sorta di naturale infantilità, che si avvicini, con un linguaggio colloquiale, ai ricordi di bambino. tuttavia ritengo che alcune ripetizioni, oppure l'utilizzo di quel "comunque", potessero essere evitate a vantaggio di una lettura più gradevole. segnalo anche l'assenza di un congiuntivo nella seconda strofa ("pensavamo che era facile") che proprio mi stona parecchio.
