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Satira 19 marzo 2010 · lettura 4 min · 1224 letture

Inferno Novo, Canto III

Francesco Pozzato 115 poesie pubblicate
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Senza curarsi del totale scacco del precedente canto non piaciuto torno a narrare per il vostro smacco che voi vorreste fossi cieco e muto. Ma del giudizio vostro non mi calle ché non m'avete in spirito feruto. Alla vostra freddezza faccio spalle perché non muto antica Musa in nuova e le vision che narro non son balle. Non v'è alcun dubbio ch'altri passi mova verso secondo pane e non tra vento: non sbigottir, ch'io vincerò la prova! E se sarà di nuovo altero il mento (di certo cosa ch'io non cerco e spero) il mio proponimento non fia spento. Di qui riparte l'infernal sentiero perché girammo attorno le seconde mura, laddove sta Minosse fiero. Il terror che l'aspetto suo diffonde significar non si potrebbe a voce con tutte quelle code che nasconde. "Dante, perché stavolta non ci nuoce?" "E che ne so! Più nulla è come avanti... Minosse stesso par trafitto in croce. Tutti i custodi cambiaron sembianti da tua venuta in segno di pietà perché tu possa risanar lor pianti" Caronte già si dolse poco fa contra me per mancanza di lavoro: orsù che fia a codesto mostro qua? "Tu passi per meritare l'alloro, ma non ti cale dell'altrui salute, tant'è diletto questo tuo tesoro" "Non son le tue parole giuste e acute ch'egli non vien da solo, ma seguito, per risanar l'umana rea vertute" Al suo parlar prestai pertanto udito: "Scriss'io la rima nova dell'entrata che ormai divengo giustizier smarrito. Punir non m'è più in grado le peccata perché così sanciron' magistrati" Quivi si fe' sua faccia corrucciata. "Non dico d'essere in giustizia armati neppur di far vendetta al contrappasso, ma per bonismo sono lor scornati! Chi nella vita agisce in modo basso sempre rimane tale o pressappoco ché di suo greve fatto non fia lasso" Certo l'ardeva l'infernale fuoco: "Dev'esser men severo, gran Minosse: chi non ha mai sbagliato, pover fioco? Quegli adirato presto si riscosse: "Sbagliare è umano, infame è perdurare" la lingua sua forcuta mi percosse. "Dai liti ameni che ambo bagna il Mare non giungon quivi né rei, né dannati: son esse tutte salme a Dio sì care o qualcun zitto n'ha cambiato i fati? Vedi che la giustizia è ugual per tutti, ma certi sono d'altri più uguagliati" quindi mi mossi verso i carnal frutti. Tanti ne vidi che non avrei detto tra uomini, donne, trans, piacenti e brutti alla ricerca tutti dell'affetto o di quel dio chiamato godimento, serio nemico dell'uman diletto. Amore rima con divertimento (perché talento d'uom divien codesto) e non con cuore, fiamma e sentimento. Piacciavi spirti uscir del calle mesto e riscoprire dove sta l'amore, quello verace, dolce e inoltre onesto. Vidi un di bionde giovinette e more avvolto (in barba agli anni suoi vetusti) e le stringeva con grande vigore. Di certo aveva indubbi e buoni gusti: né troppo grassa o quindi troppo magra, graziose bimbe in seducenti busti. Si divertiva Silvio come in sagra e quanto il vecchio membro gli tirava, novo Obelìx col padiglion del viagra. "Figlie d'amici son" dicendo andava "faccio regali per la loro festa... mica ne tengo alcuna al sesso schiava!" "Pur neghi l'evidenza manifesta? Tu vecchio e zoppo vai con giovincelle senza timori per l'infami gesta. Dovrei stapparti i peli delle ascelle non solo a te, ma pure a Tiger e Terry ché non avete onor di dirvi stelle! Pietà di ciò che dissi Amor v'afferri! Altrimenti possiate voi finire trafitti da mortali chiodi e ferri... V'è alcuna cosa che vorresti dire?" "Costoro sono gente dispettosa e non potranno che tristi patire. Mentre il tuo verso in grembo al fato posa le memorie d'Amor e di Madonna e l'immortalità poi abbraccia in sposa. Di certo la lussuria non l'assonna!"
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Dopo una breve apologia delle mie scelte stilistico- tematiche, riprende il viaggio attraverso il secondo cerchio di Minosse e i lussuriosi: il personaggio mitologico ha perso qualsiasi potere decisionale a causa della mala giustizia e l'Inferno vive nel caos; i lussuriosi infervolano Dante, poeta dell'Amore sublime e casto per Beatrice che viene rassicurato da me, suo fedele ammiratore e discepolo, dell'immortalità del suo sentimento e della sua poesia

L'autore
Francesco Pozzato

Francesco Pozzato nasce a Vicenza l'8 Febbraio 1990. Frequenta le scuole inferiori nel suo paese, Sandrigo, con ottimi risultati. Decide quindi di iscriversi presso il Liceo Scientifico J. Da Ponte di Bassano del Grappa, dove matura col massimo punteggio. Tra la 3a e la 4a Liceo muta considerevolmente interessi, passa

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Commenti (2)

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Enio Orsuni19 marzo 2010

capolavoro che non vuol commento! se voglio farlo con pensiero nuovo di ciò che ne verrà non son contento. percui son certo, è inutile che provo, qualunque cosa verrà fuori a stento non mi cimenterò col tuo stilnòvo ti faccio solo un grande complimento.

Carla M Casula3 maggio 2010

A Dante non hai nulla da invidiare per melodia dei versi e contenuto... le tue composizioni sono rare, di simil non avea mai veduto! Stupita, io con te mi complimento... ed anche il Sommo appare compiaciuto!