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Famiglia 26 marzo 2010 · lettura 1 min · 4101 letture

Mia madre non mi voleva

Sergio Melchiorre 988 poesie pubblicate
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Sono il nono figlio del metodo "Ogino- Knaus" della mia famiglia, e mia madre non mi voleva... Sono anche figlio del "baby- boom" ma non ho ben capito perché mia madre, pur amandomi non mi accarezzasse quasi mai. Rinunciò ai sussidi familiari elargiti dal governo francese pur di nascondere la sua gravidanza. Ricordo come in un sogno, che nel ventre materno mi avvicinavo all'ombelico e percepivo di non essere il benvenuto. Credo di avere vissuto gli ultimi mesi prima della nascita, nel terrore che mia madre abortisse. Poi finalmente nacqui in un freddissimo giorno, del mese di marzo 1956 in un castello adibito a clinica. Nacqui con un misterioso sorriso sulla labbra. Un sorriso che ho quasi perso con il passare degli anni.
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"Si chiama "bonding", ed è il termine inglese che si usa per indicare il legame che si crea tra mamma e bambino prima della nascita. Nel ventre materno il bambino si muove, percepisce il contatto materno e stabilisce una comunicazione con la madre affascinante e silenziosa che dura tutti i nove mesi."

L'autore
Sergio Melchiorre
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Commenti (6)

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Vivì26 marzo 2010

Questa è una poesia da brivido. Presagire già nelle acque materne di non essere il benvenuto è una sensazione che non solo mi rattrista ma m'inorridisce. Spero solo che il poeta abbia voluto solo dare un po' d'enfasi in più ai suoi versi e che questa sia solo una sua brutta sensazione. Del resto già come sensazione dev'essere orribile provarla. Poesia dai toni drammatici, molto sentita.

Spesso la vita porta le donne a sofferenze inaudite a causa di scelte dolorose. Ma lei non ha scelto di perdere quel figlio nonostante tutto. Questo è amore, anche se le carezze erano rare il suo cuore stringeva in ogni istante della sua vita, quel figlio che magari era giunto inaspettato dopo altri otto... Ma le madri sono così, amano senza limiti, amano magari dimostrandolo poco, ma continuano ad amare fino alla fine della loro vita.

Giuseppe Monteleone26 marzo 2010

Mi piace... mi piace quel quasi alla fine... come vi chiamavano... maccaronì...maccarones... ne hai fatta di strada... spaghetto al sugo... allarga la bocca e sorridi un po' di più...grande poeta...

Rita Stanzione26 marzo 2010

"...poi finalmente nacqui" riassume tutto il sollievo dopo la sofferenza, nel momento della consapevolezza di una nuova vita di avercela fatta. Anche il seguito è intriso di dolore, ma il Poeta che ne emerge è il riscatto... Bellissima, lascia senza fiato.

Barbara Rossi26 marzo 2010

Queto genere di poesie... che svelano la parte più intima e dolorosa della propria storia, credo che siano le più difficili da scrivere, si liberano dolori antichi mai risolti. Spesso, mi piace pensare, che anche se quelle carezze non ci sono state,è solo per una mancanza di capacità di abbandonarsi alle emozioni. Io ho vissuto questo dolore per mio padre...è so che non è facile.

Simone Bello28 marzo 2010

Poesia che, con estrema sensibilità e lucidità del poeta, comunica forte tristezza, e mi fa scorrere brividi sulla pelle...