Cieco
Ci sarà folla d'intorno,
sento grida e schiamazzi
è notte o è giorno,
sono i soliti ragazzi?
Ma che domanda,
pensai senza guardare,
e questo chi lo manda,
quand'ecco mi sentii gelare:
era un cieco.
Gli parlai per molto,
facemmo quattro passi
e feci il disinvolto.
Voleva che parlassi.
Descrissi il paesaggio,
gli dissi del passeggio,
gli instillai coraggio.
Non volli, non gli riferii
le delizie del mondo,
non ne reperii nessuna;
lo lasciai nell'immaginario
con l'armonia di sottofondo
creata con la fantasia
nel diario della sua malattia.
Non scorderò quella sfortuna.
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Commenti (2)
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Salvatore Ferranti30 marzo 2010
bella poesia che parla della diversità in maniera molto particolare. siamo tutti fratelli a questo mondo: non lo dovremmo mai scordare. siamo uniti da un unico destino... poesia commovente.
carla composto4 maggio 2015
ho degli amici non vedenti e devo dire che riescon meglio di noi a vedere con gli occhi del cuore... versi intensi e belli che mettono in risalto la bravura del valente poeta desrivendo la sorpresa nel capire che quell'uomo era cieco e che chiedeva a lui di descrivere ciò che i suoi occhi non potevano vedere... il mio plauso a questa lirica ...da commentare un abbraccio maestro

