Forse che gli uomini, certo le donne
Forse che io – io, proprio io, la luce – ringrazio
del suo scalino sobrio quel monte, ad est, di cui il velo rosa: rosa primogenito dai rossi, dalle terre calde da cui tutti fummo.
Quel rosa è solitario, ad est,
ma non tutto ad est.
No, no, no, solo una simultanea porzione d'aria
tra il velo che apre e il sole: nella sua sartoria
un ricucito di luce.
Gli uomini hanno un solo estraneo in petto
che li spinge verso doni di piaghe
sconosciute alla mente
unico medico e mendico di bende.
Ma quando i luoghi – le circostanze di mappa –
e i rimandi sono tornati partenze
e i cordoli sulle mani
hanno pesi che le sottraggono alla veste
e al cadere gli accaduti sono già numero ics
cioè tanti, cioè troppi, cioè come
farsene causale
per curarne il male d'essere?
Le donne conoscono il sé che non si dimostra
e vanno di piaga in piaga a sanare
senza mente, senza bende, senza niente
esposte affabulazioni diottriche.
Certo che tu – tu, proprio tu, un pensiero – coibenti
dal cielo sobrio quel monte,
la mente, chirurgo nel sanatorio risorto.
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Commenti (1)
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Barbara Rossi9 aprile 2010
Letta e riletta... Le donne conoscono il sè che non si dimostra e vanno di piaga in piaga... condivido pienamente questi tuoi versi, tipologia femminile ben nota anche a noi. La mia prossima è appunto su un certo tipo di donna. Applausi e Fiocco!
