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Sociale 8 aprile 2010 · lettura 1 min · 1647 letture

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Benedetta Cavazza Miciamalvina 655 poesie pubblicate
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Seduta in un bar sorseggio l'amaro gusto d'un espresso -attimo o liquido non so- Apro gli occhi sulla riga -bianca o nera- strappo di parole sulla realtà del cuore -ora dilacerato sanguina- Leggo, d'un bimbo gettato d'un bimbo abortito d'un malato ignorato d'un vecchio ferito Una pagina sola si staglia feroce come una bandiera pirata sull'oceano piatto della mia vita Un'onda s'innalza nel petto anomala batte sul mio squallido viso -lo bagna di pianto- Accendo lo sguardo e lo giro lì intorno darò fuoco -almeno per oggi- a una salva d'amore contro questo mondo che scopro crudele
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a volte si rischia di perdere la speranza di fronte alle sofferenze riportate dalla cronaca. Invece possano queste notizie spronarci a dare, a combattere e non giudicare ma ad agire perché seppure c'è il dolore è nulla dinanzi all'amore

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L'autore
Benedetta Cavazza Miciamalvina
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Commenti (3)

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Barbara Golini8 aprile 2010

bella questa tua e bellissima la dedica e lo sprone a migliorarsi a cercare di spingere il bello nonostante tutto... abbiamo ancora molto da fare in questo mondo ancora troppo selvaggio e violento... complimenti!

D
Dalassa8 aprile 2010

Basta poco per ricevere consapevolezza di una realtà che ci opprime, purtroppo molti la acquisiscono solo sul limite del baratro. Tutto si può recuperare coinvolgendo la propria coscienza. Sentita nel profondo questa bella poesia.

Versi profondi, vividi, sentiti. Un quotidiano che dovrebbe smuovere le coscienze e dovrebbe portare ognuno ad agire. Ci si dovrebbe chiedere forse perché... perché accadono queste cose... forse non mi sono guardata intorno e non ho incontrato il volto di colui che silenziosamente chiedeva aiuto. Dietro ad ogni tragedia c'è spesso l'apatia, l'indifferenza per un nostro simile o il rifiuto, dello stesso, di chiedere aiuto, vuoi per profondo senso di scoraggiamento, vuoi per orgoglio o quant'altro. A noi, come recita anche la nota dell'autrice, il compito di essere vigili e pronti a tendere o prendere quella mano che si tende... perché questo è "Amore". Così ho voluto commentare.