Buona sorte

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Davvero incisiva la personificazione della buona sorte. E mi sembra di vederla, ad onta della sua felice nomea, con sguardo truce, implacabile. Il congiuntivo esortativo, in incipit, conferisce pathos, proietta il lettore "in medias res" e vivacizza il componimento. Mi ha colpito il terzo verso e, in particolare,"il peso della tua mancanza",giacché "peso" e "mancanza"costuiscono una sorta di ossimoro, infatti, appaiono antitetici. Ma se, abitualmente, "mancanza" evoca il vuoto, dunque un elemento "in absentia",qui in virtù del "peso",si materializza. Efficacissima, quindi, l'assenza che diventa presenza ingombrante. E nel verso d'epilogo la buona sorte si veste da killer... ma come colpirà? Ucciderà con la sua prolungata assenza? Immensamente apprezzata!
