Guardando mesto la cima
Commenti (9)
...ciò che ci preoccupa e ci crea cruccio "nel mezzo della vita"...negli ultimi suoi tempi sembra quasi non più riguardarci, volgendo ormai il pensiero al dopo la vita... Lirica molto apprezzata
Sempre splendidi i versi di questo autore, brevi ma così forti nella loro intensità che non basta fermarsi per mirarli senza lasciare una traccia del loro passaggio. Molto piaciuta!
L'inesorabile corsa del tempo, che tutto consuma e cambia di colore, agli occhi, che più non sanno distinguere la nostalgia del passato da quella del futuro. Piaciuta moltissimo, ottima poesia.
due mondi paralleli si fondono in poesia. quello della realtà che non si vuol sentire e quello delle percezioni ultraterrene che il poeta sente. l'ingrata montagna guarda l'occhio umano ritorcersi nei rintocchi di sete mentre si lascia andare le cose. e in vita... si osserva che il pensiero pazienti e che tra le rughe viene come raccolto, come tra le inquietudini. inquietudini portate da quel maledetto tempo... un tempo che corre, deve, ogni volta arriva in anticipo al suo turno, a chiuder le imposte ai rigori invernali. stupenda
Una malinconia mi ha preso leggendo questi versi... denotano un'armoniosa consapevolezza. E' splendida!
Le impressioni del poeta, ripercorrono, a ritroso nel tempo, il proprio percorso di vita, volgendo, mesto, lo sguardo a quella vetta che ha raccolto, fra le rughe del pensiero, le inquietudini della vita. Ma adesso, dice, è tardi per raccoglierne altre. E' tempo che l'animo s'acquieti, che trovi ristoro nella semplicità di ciò che dà pace e serenità. Si rispecchia molto il bisogno del mio animo in queste tue impressioni. Forse ciò accade, ed anche precocemente, quando la vita si vive a 360 gradi, sovraccaricati di onerosi impegni e responsabilità. Molto belli e sentiti questi malinconici, dolcissimi versi.
E come non vivere intensamente questi versi che sembrano essere scritti per molti di noi, ai quali ci aggrappiamo con una certa speranza.
Questi versi meravigliosi, mi evocano un immagine fragile, di mio padre, ed ora la mia. L'impotenza dell'essere, davanti agli eventi della vita, alle volte siamo perdenti. ma possiamo con umile eleganza, chiudere lentamente le imposte, e al buio piangere in silenzio, senza far rumore, amando anche quella sconfitta, che ci rende allo stesso tempo amati da Dio.
La montagna come solitudine che ormai guardi fiacco perché ti senti immerso nella vita, un voler chiudere col freddo della solitudine, il sole però non traspare nella malinconia. Molto interessante








