Morte rifiuta, morir senza pietà
A voi che non parlate, parole io cerco
dotti ed ignoranti, padroni e servi;
d'inizio secolo o ancor assai più remoti
d'un giorno appena, mesi o anni o ancor.
Di quante storie nutresi ladro il verme,
copre la terra il non battito di un cuore,
ai vostri visi a colori oppur in bianco e nero,
chiedo, modesto, risposte ai miei perché.
E il rintronare del vuoto sotto i miei piedi,
figlio di una sopraelevata struttura in nera pece,
scandisce il ritmo di una ossessiva quiete,
tra sguardi marmorei d'angeli e consumate croci.
Il falegname dirimpetto all'ingegnere,
la massaia, la puttana, l'insegnante,
vento diverso quando spira e qui si spira,
vento di storie, seppellita speme.
Eppur m'angoscia lo sguardo fiero e fermo,
così m'allegra del riccio il suo splendor,
giovani vite che al fior vita si lega,
anziani avi, p'amico il solo sol.
Anime erranti che loculo fan del tutto,
case celesti per voi nei nostri amori,
segni evidenti di un vitale flusso,
morte rifiuta, morir senza pietà.
©
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L'autore
Giovannip
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