Ad una figlia fuggita
Massimo Imperato
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L'abisso dentro
cerco di colmarlo.
Ma resta vuoto lo spazio che occupavi.
Ora che non ci sei mi accorgo quanto è grande.
e quanto triste ne è vagabondarci.
Ti chiedo torna per poi riandare via,
ma non che scappi; ho l'animo che scoppia.
Mai mano vile ti ha indotto all'abbandono.
Le tue parole intrise di bugie,
danno l'idea di fuga dal tiranno.
Amor materno stilla, mai che produce danno.
Sono felice se vai via serena,
lasciando aperta la strada del ritorno.
Non calpestare chi ti ha dato un giorno
nome respiro e patria potestà.
Gettarli via è come sacrilegio,
qualsiasi porta per sempre avrai sbarrata.
Intano è vuoto
il tuo usual giaciglio,
ormai letto di lacrime.
Giammai sarà ricolmo.
©
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L'autore
Massimo Imperato
Sono un "ragazzo" di 61 anni nato a Perugia da genitori napoletani, cresciuto vicino Napoli ed oggi residente a Milano. A circa 10 anni ho iniziato ad indagare con crescente curiosità sul significato dell’esistenza. La ricerca e la "coltivazione" della spiritualità mi accompagnano tutti i giorni. Grazie a questo ho
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Pp29 aprile 2010
I figli, pezzi di cuore che vanno via, non sempre le colpe sono dei genitori, non sempre le colpe sono dei figli...
